L'editoriale del Direttore: Perdere 500mila auto in un anno impone delle scelte

L'editoriale del Direttore: Perdere 500mila auto in un anno impone delle scelte

Il comparto dell'automotive ha bisogno di una pianificazione a lungo termine e non solamente di incentivi elargiti a singhiozzo

di Andrea Brambilla

16 dicembre 2020

Negli ultimi anni la micromobilità è di gran lunga il tema che piace ai nostri governanti, rafforzata ultimamente dall’arrivo dei monopattini elettrici che hanno riempito le città, o meglio i marciapiedi, di Roma e Milano. I monopattini elettrici hanno raccolto il consenso di tutti al punto che il Governo ne ha permesso l’uso nelle strade con limiti di 50 chilometri orari creando non pochi problemi, e molti incidenti. Per molti politici, sono, o meglio, erano la risposta anche contro il Covid che durante l’estate era “sparito” e che invece è tornato pesantemente nell’autunno, al punto di colorare di rosso molte regioni e imporci limitazioni che stanno uccidendo la nostra economia.

Peccato che adesso i sindaci stiano facendo retromarcia perché, in ritardo, si sono accorti che i monopattini elettrici in sharing di alcuni operatori non rispettavano le norme e li hanno bloccati. Non sono contrario a questi mezzi, ma l’assenza di regole ha creato solo confusione e problemi. La mobilità leggera è sicuramente il futuro nelle nostre città, ma deve essere studiata e realizzata con i tempi giusti e soprattutto nel rispetto di tutti. Oggi ci troviamo con città dove la mobilità privata è ostacolata proprio in un momento in cui invece dovrebbe essere supportata per evitare il diffondersi del Covid. Inoltre questa necessità potrebbe trasformarsi anche un incentivo alle vendite delle vetture. Il mercato dell’auto sta soffrendo pesantemente, come altri comparti, a causa di scelte che il nostro Governo sta facendo, in più i dati di novembre con un calo dell’8,3% confermano che il rischio di perdere quest’anno oltre 500 mila vetture è quasi scontato. Le ricadute di questa situazione sono due e molto chiare. Il rischio di una perdita di posti di lavoro e un più lento ricambio del nostro parco auto che oggi sfiora un’età media di 12 anni con impatti pesanti su inquinamento e costi sociali.

Le associazioni di categoria, Anfia, Federauto e UNRAE, hanno lanciato un nuovo grido d’allarme chiedendo al Governo di inserire nella nuova Legge di Bilancio una cifra destinata agli incentivi per il settore automotive. Cifra che, come già dimostrato ad ottobre, rientra poi nelle casse dello Stato sotto forma di tasse. Michele Crisci, Presidente UNRAE, ha anche sottolineato che sempre grazie agli incentivi sono state rottamate più di 120mila vetture delle categorie fino a Euro 4. Tutte auto fortemente inquinanti e poco sicure, con un risparmio di 155mila tonnellate di CO2 su base annua. Queste manovre “a singhiozzo” del nostro Governo nel concedere gli incentivi inoltre non permettono alle aziende e ai cittadini di programmare e organizzare un comparto che rappresenta comunque il 20% del nostro PIL e che, come ripetiamo da mesi, compreso l’indotto occupa oltre 1,2 milioni di persone. Ad oggi il comparto ha già dovuto usufruire di oltre 60 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione. Un dato che pesa enormemente sulle Casse dello Stato e che invece potrebbe essere facilmente limitato.

La speranza è che il nostro Governo attui un piano di supporto al settore automotive che abbia una visione a lungo raggio, almeno per tutto il 2021, come hanno fatto Spagna, Francia e Germania e non solamente interventi spot.

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