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Guido Meda: i giapponesi, paradossi viventi della mobilità

Guido Meda: i giapponesi, paradossi viventi della mobilità

Detestano le moto, ma costruiscono le migliori in circolazione. Hanno inventato i modelli più wild ma anche l'ibrido per tutti: ecco aneddoti e considerazioni di Guido Meda 

di Redazione

16 aprile

Se non avessimo preso quel treno da Suzuka verso Tokyo, avremmo perso poi anche il volo da Tokyo a Malpensa. Il rischio era troppo concreto per non decidere di sorpassare tutta la fila. Inizia così il racconto di Guido Meda sulle sue avvenuture in terra nipponica e le sue considerazioni su un paese capace di sfornare auto e moto sempre al passo con i tempi.

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"Passano per rigidi eppure sono molto umani"

I giapponesi in coda al tornello del treno veloce erano centinaia; silenziosi, ordinati, pazienti, avanti un passettino alla volta. Noi, una masnada di italiani urlanti, cominciammo a correre e a scavalcare i tornelli, visto che non avevamo nemmeno fatto in tempo a comprare il biglietto. Accadde qualcosa di prodigioso: nessuno dei controllori presenti ci fermò, nessun giapponese ebbe nulla da ridire. Pensarono che se facevamo una cosa così folle dovevamo avere le nostre buone ragioni, altroché. E poi eravamo ospiti, stranieri, gente da rispettare e accogliere.

Era già successo che una sera la polizia, molto comprensiva, ci avesse lasciati andare dopo che avevamo spaccato la catena che bloccava la nostra macchina all’interno di un parcheggio riservato alle forze dell’ordine. Avevamo lasciato l’auto senza saper leggere i cartelli. Per loro, così, eravamo ampiamente giustificati. I giapponesi passano a volte per rigidi eppure sono umani e comprensivi; molto più elastici di noi, semplicemente quando serve. Si fidano del prossimo perché non sono abituati a fregarsi tra di loro. Sono inoltre iperspecializzati, con opportunità per tutti, ai limiti dell’assurdo.

"Le auto vanno piano e di moto se ne vedono poche"

È difficile da capire, per noi, che alla stazione di servizio ci sia un addetto al rifornimento, uno al cambio olio ed uno alla pressione gomme. E che uno non possa fare il lavoro dell’altro. Hai bisogno di benzina? È pieno di addetti, ma non quello abilitato? Aspetti. Per strada e al volante trionfa il rigore. Le auto vanno piano e di moto se ne vedono pochissime, anzi, con due ruote e la gente che le guida, hanno un pessimo rapporto. Mediamente i motociclisti sono da considerarsi brutta gente. Eppure è lì che nascono le moto più avanzate e più affidabili del mondo.

È lì che progettano e realizzano le auto che hanno invaso il pianeta con la loro qualità totale. È lì che, nonostante il civilissimo rispetto dei codici, sono nate le Subaru Impreza Wrx-Sti, le Mitsubishi Lancer Evo, le Nissan GTR e Nismo, le Toyota Celica (ma quanto sognai la Sainz?), le Honda NSX, la mitica Mazda MX-5 e le Rx con il motore Wankel che spinge e urla. È lì che, sempre con Toyota, hanno saputo progettare qualcosa con cui hanno messo le mani sulla 24 Ore di Le Mans senza che nessuno riuscisse più a batterli. È lì che hanno reso virali ibrido ed elettrico rendendosi indispensabili per i taxisti del mondo che sono il banco prove più feroce ed implacabile che si possa immaginare.

La loro normalità è eccellenza

La loro normalità è eccellenza sempre. Ho una Suzuki Samurai, meglio nota come il Suzukino, che non muore mai. Io so tutto di lei, lei sa tutto di me e nella mia carriera di automobilista non ho mai maltrattato un oggetto su ruote tanto quanto ho fatto con lei, ricevendone in cambio solo fedeltà assoluta. Ora vorrei la Toyota Yaris GR (messa alla frusta, nel numero 5 di Auto, dal Centro Prove). Per provare a capire, perché, di tutte, mi manca di apprezzarli anche nel genere “bombardino”, immaginando che anche quello sia un successo.

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