Bard (Aosta) Attenti a questo motore, che debutta sulla Cherokee ma poi andrà ad equipaggiare altri modelli illustri della FCA. Ad esempio finirà sulla imminente Alfa Romeo Giulia, seppure in versione profondamente rivista, non solo perché verrà montata in senso longitudinale anziché trasversale (con tutto ciò che questo comporta relativamente alla collocazione degli accessori) ma anche perché probabilmente avrà il basamento in alluminio anziché in ghisa e un sistema di sovralimentazione più raffinato rispetto al turbo a geometria variabile della Cherokee. E tutto questo, ovviamente, ne eleverà la potenza ben oltre i 200 cv di oggi. Ma torniamo alla Jeep. In questo caso il conseguimento di prestazioni maggiori rispetto a quelle ottenute con il noto Multijet 2 litri è stata quasi un effetto collaterale, perché l’obiettivo primario era quello di rientrare nella normativa Euro VI senza ricorrere a più costosi sistemi di post trattamento dei gas di scarico. La cilindrata, quindi, cresce da 1.956 a 2.184 cc grazie alla variazione del rapporto corsa/alesaggio, con conseguente adeguamento dei manovellismi interni. Ma migliora anche il rendimento termodinamico grazie all’aumento della pressione di iniezione del common rail da 1.600 a 2.000 bar e della pressione nelle camere di scoppio da 160 a 180 bar. Ci sono anche, come anticipato, un nuovo turbo con geometria variabile a controllo elettronico, un alternatore intelligente (che non sottrae potenza in fase di accelerazione) e la pompa dell’olio a portata variabile in funzione delle reali necessità. Va da sé che sono stati alleggeriti pistoni e bielle e ridotti gli attriti. Rispetto al più potente dei Multijet 2 litri, la potenza passa da 170 a 200 cv (+17%) e la coppia si innalza da 350 a 440 Nm (+25%). La percorrenza ufficiale nel ciclo combinato varia di poco (da 17,2 a 17,5 km/litro), così come le emissioni di CO2 (da 154 a 150 g/km), però la velocità massima cresce da 192 a 204 km/h e per passare da 0 a 100 km/h bastano 8,5 secondi invece di 10,3. Su strada la differenza è avvertibile, perché la spinta è meglio distribuita lungo tutto l’arco di utilizzazione, anche se il picco di coppia viene raggiunto a 2.500 giri e non più a 1.750. Il nuovo 2,2 litri reagisce all’acceleratore in modo più uniforme e raggiunge regimi abbastanza elevati, pur non avendo caratteristiche sportive. Si dimostra più insonorizzato e la superiore regolarità di funzionamento fa lavorare meglio anche il cambio automatico a nove marce (il manuale non è neppure previsto), anche se il livello di adattatività potrebbe crescere ulteriormente. L’assetto morbido limita un po’ l’agilità, ma la Cherokee resta sufficientemente rigorosa anche quando si guida in modo brillante. I prezzi delle Cherokee 2.2 crescono di poco. La Limited costa 50.500 euro contro i 50.000 della versione 2 litri. C’è poi il nuovo allestimento Limited+ che tocca quota 54.000 euro. Alle flotte aziendali, però, è dedicata la variante da 185 CV, con prestazioni abbastanza simili e combinata con l’allestimento Longitude, che viene proposta a 45.900 euro. Tutte le Cherokee 2.2 sono a trazione integrale, ma solo la Limited+ ha anche il riduttore.    

Jeep Cherokee 2.2 diesel, primo test - foto

Jeep Cherokee 2.2 diesel, primo test - il motore