Fatta eccezione per la splendida 8C Competizione, che sostanzialmente è una Maserati, l’ultima sportiva “vera” con il DNA del Biscione risale a vent’anni fa. È l’Alfa Romeo SZ, dove la “Z” sta per Zagato che l’ha “carrozzata” assieme al Centro Stile Alfa, e che noi di auto provammo proprio sul numero di ottobre di 20 anni fa esatti. Spulciando fra tutti i dati di questa affascinante e curiosa Alfa, ci hanno colpito le dimensioni: poco più di 4 metri di lunghezza e un passo di 2 metri e mezzo, le stesse identiche misure della 4C appena presentata a Francoforte che promette di riaccendere gli animi degli appassionati Alfa. Ma anche questa sportiva, di motivi per accendere la passione, ne aveva parecchi. Intanto per la rarità: soltanto 1036 esemplari prodotti tutti rigorosamente rosso Alfa. E se siete alla ricerca di maggior esclusività, della RZ (cioé la versione Roadster) ne fecero 236 appena. Tecnicamente la SZ racchiudeva il meglio della produzione Alfa Romeo di allora. A partire dal V6 “Busso” (dal cognome del suo progettista), quello splendido propulsore 3 litri in variante da 210 cavalli, sebbene non potentissimo. La macchina vale soltanto per il suo V6, l’ultimo vero cuore sportivo che ha servito le Alfa di punta sino alle 147 e 156 GTA (portato a 3.2 e con 24 valvole) prima dell’avvento del molto meno entusiasmante V6 di origine Holden australiano, ma pure per quel che si celava sottopelle: ovvero buona parte degli schemi meccanici della 75 Gruppo A da competizione, in primo luogo le sospensioni con bracci trasversali davanti e il classico schema De Dion al retrotreno con tarature specifiche. Sempre dall’Alfa 75 arrivava il pianale e buona parte delle strutture portanti, mentre i pannelli carrozzeria della SZ erano realizzati ad hoc in un materiale composito di fibra di vetro e Modar, per contenere il peso che difatti era piuttosto basso (1280 chili). L’abitacolo, due posti secchi, era volutamente spartano per richiamare antichi sapori corsaioli. La posizione di guida non era il massimo e nemmeno le finiture all’altezza dell’esorbitante prezzo richiesto all’epoca, quasi 108 milioni di lire. Una cifra che poneva la SZ in diretta concorrenza con le più blasonate GT di allora, ma con le quali non poteva competere in termini di prestazioni perché in difetto di cavalli. Ci si doveva dunque accontentare di una punta massima di nemmeno 240 orari e di uno 0-100 in circa 7,5 secondi. Non era da record nemmeno la frenata, caratterizzata da spazi piuttosto lunghi, da un pedale spugnoso e soprattutto dall’assenza, inspiegabile, dell’ABS. La SZ si rifaceva in termini di handling, con un comportamento neutro e stabile in ogni condizione grazie all’assetto di derivazione racing. A proposito, oggi sarebbe l’auto ideale per schivare i velox, grazie al suo tachimetro dallo scarto pazzesco: leggevi 278 km/h ma in realtà viaggiavi a soli 239! LEGGETE TUTTE LE NOVITA' SU AUTO 11 IN EDICOLA DAL 15 OTTOBRE