BMW M3 3.2, il più bel motore della storia "M"

Arriva la M4, erede naturale che ritorna al 6 cilindri. In attesa, gustiamoci la E46
BMW M3 3.2, il più bel motore della storia "M"

Lorenzo FacchinettiLorenzo Facchinetti

Pubblicato il 17 ottobre 2013, 11:31

Abbiamo da poco fatto conoscenza con le nuove BMW M3 e M4. Sta accadendo una piccola rivoluzione attorno alla sportiva che dal lontano 1986 ha fatto incetta di successi nelle corse con la M3 (in solitaria) e conquistato i cuori di centinaia di migliaia di appassionati. Noi, per rendere omaggio a una delle vetture più straordinarie di sempre, abbiamo deciso di riportare alla luce la M3 che a nostro avviso rappresenta il perfetto anello di congiunzione fra passato e futuro: la E46 prodotta dal 2000 al 2006. È una vettura ancora attuale e sofisticata sotto il profilo della fruibilità quotidiana (climatizzatore, sei airbag, controlli elettronici non troppo invasivi e completamente disattivabili), ma dotata di uno dei migliori propulsori che BMW M abbia mai sfornato: il 6 cilindri in linea aspirato, tutto fatto dal reparto sportivo di Monaco, nella sua massima evoluzione, cioé 3.2 litri di cilindrata e 343 cavalli a 7900 giri. Un motore da corsa, con un suono che faceva rabbrividire e una grinta, una reattività e una propensione a salire di giri che i motori moderni possono soltanto sognare. Un 6 cilindri talmente ben riuscito che in qualche modo ha offuscato anche il successivo V8 di 4 litri della M3 da poco uscita di produzione. La E46 ha dunque l’onore di essere l’ultima M3 prodotta con il 6 cilindri e per questo rappresenta un tassello importante nella storia di questa sportiva. Nonché uno strumento che, ancora oggi, è capace di dispensare emozioni a non finire. Le prestazioni erano di assoluto rilievo: 258,5 km/orari di velocità (limitata a 250), 5”22 sullo 0-100 e 24”22 fuori dal km, a una velocità di 222,8 km/h. Certo, quel motore consumava un bel po’ (8 al litro in autostrada, 6,8 in città), ma il godimento era assicurato. Bastava dare qualche colpetto di acceleratore da fermi per capire di che pasta era fatto quel 6 cilindri, capace di frullare a 8000 giri senza batter ciglio. Se poi ci si trovava in pista, in condizioni di sicurezza, bastava staccare del tutto il DSC e iniziare a lottare con i violenti sovrasterzi di potenza, che una volta presi per il verso giusto divenivano facili e piacevoli da controllare. Uno strumento da drifting, insomma, da cercare sul mercato dell’usato possibilimente con cambio manuale, visto che su quel modello era disponibile anche la trasmissione SMG II, cioé l’evoluzione del cambio robotizzato che aveva già fatto il suo debutto sulla M3 E36, ma che in quanto a velocitò d’azione e gradevolezza nell’impiego urbano non era nemmeno lontanamente paragonabile a un moderno cambio del genere. Le quotazioni della M3 E46 sono ancora piuttosto alte, si parte da almeno 15mila euro circa.

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