Mazda MX-5 (1989) eterno mito spider

Giunta alla quarta generazione, la Miata è un’icona automobilistica, ecco la prova della prima serie
Mazda MX-5 (1989) eterno mito spider

Pubblicato il 7 novembre 2014, 06:32

Dove lo trovi, oggi, un team di progettisti che sviluppa una vettura volutamente sovrasterzante per guidare sempre in derapata? Merce rara, perché adesso vengono prima la stabilità e la facilità di guida, poi il rispetto delle norme anti-inquinamento. Altri tempi, insomma, quando nel non troppo lontano 1989 la Mazda puntava proprio, per la sua neonata MX-5, su un comportamento stradale e una filosofia d’altri tempi. Quella delle spider inglesi, per la precisione: compatte e spartane, leggerissime e belle da guidare più di una supercar con il triplo dei cavalli. Mazda MX-5 (1989) mito spider Una ricetta così semplice, in apparenza, che però ha permesso alla Casa giapponese di costruire un vero e proprio mito automobilistico alla stregua di Porsche 911, Range Rover, Mini e altre icone su quattro ruote, con tre generazioni all’attivo (la quarta è stata presentata proprio di recente) e quasi un milione di unità prodotte. Agli inizi degli anni Novanta, dopo lo strepitoso successo ottenuto negli Stati Uniti (dove si chiamava Miata) e in terra natia (in Giappone era la Eunos Roadster), la Mazda MX-5 sbarcò, precisamente nel 1990, anche in Italia. A un prezzo decisamente allettante, 30 milioni di lire. Non pochissimi in senso assoluto, ma un prezzo stracciato seguendo un determinato ragionamento: la MX-5 era in grado, pur con i soli 115 cavalli del suo bialbero “millesei-sedici-valvole”, di offrire un piacere di guida paragonabile, se non addirittura superiore, a quello di sportive ben più “cavallate" e soprattutto infinitamente più costose. Attenzione, non erano certo le prestazioni velocistiche ad entusiasmare, perché erano sì buone ma nulla di trascendentale: nemmeno 190 km orari effettivi e poco meno di 10” sullo 0-100.
Ma accidenti, in mezzo alle curve la “mazdina” era un vero spasso: precisa d’avantreno, agile come una piuma, con la coda ben gestibile in sovrasterzo grazie anche all’autobloccante meccanico. Poi c’erano uno sterzo molto preciso e un cambio da favola, con un’escursione della piccola leva davvero ridottissima. Unica nota dolente, almeno sulle prime versioni, l’impianto frenante. In principio non c’era l’ABS e i bloccaggi erano frequenti, con conseguente allungamento degli spazi d’arresto oltre limiti accettabili: 49,8 metri da 100 km/h e 126,7 metri da 160 orari. È proprio la prima generazione, a nostro avviso, da tenere d’occhio. Le successive, infatti, si sono evolute e, pur mantenendo sempre una elevata dose di dinamismo, giocoforza si sono imborghesite un poco. Il primo modello può essere un buon affare alla luce delle attuali quotazioni, che sono ancora molto basse a meno che non si punti a una delle tante versioni speciali a tiratura limitata, dove in tal caso si arriva al massimo a diecimila euro. Certo, non diventerà mai una vettura dalle quotazioni stellari, vista la tiratura elevata, ma di certo il rapporto fra prezzo e divertimento di guida è davvero impagabile.

Mazda MX-5 (1989) - Scheda tecnica/prova

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