Defender Rally: alla scoperta del programma sportivo tra D7X-R e OCTA

Siamo stati in Portogallo in occasione del mondiale Rally Raid per scoprire come funziona la nuova categoria Stock e cosa c'è dietro il progetto Defender Rally di Land Rover

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 25 marzo 2026, 11:26 (Aggiornato il 27 mar 2026 alle 14:41)

Nel panorama dei Rally Raid, dove la Dakar continua a rappresentare il riferimento assoluto, il circus del mondiale W2RC si è spostato in Europa per la tappa portoghese, secondo appuntamento del 2026, affrontato in condizioni opposte rispetto al deserto: pioggia, fango e tratti boschivi hanno trasformato il terreno in una sfida tecnica continua.

È proprio in questo contesto che abbiamo potuto osservare da vicino il progetto Defender Rally, un programma appena avviato che nella nuova categoria Stock schiera una vettura derivata dalla produzione di serie contro mezzi ben più specialistici.

Un team di altissimo livello

La Defender D7X-R prende forma dalla base della versione Octa con motore V8 da 4,4 litri, mantenendo architettura e struttura originarie ma adattandole ai regolamenti FIA. La potenza viene gestita secondo i criteri del Balance of Performance, mentre la trazione è calibrata per garantire rendimento in condizioni estreme.

L’interrogativo, osservandola da vicino, riguarda la reale portata dell’impegno Land Rover nel mondiale, e la risposta emerge chiaramente dall’organizzazione messa in campo in Portogallo: tre vetture in gara, una squadra di circa quaranta persone e una logistica articolata che comprende camion officina, unità per i ricambi, hospitality e strutture operative per gli ingegneri. Un sistema complesso, capace di essere smontato e ricostruito rapidamente da un bivacco all’altro, che riflette un approccio da team di vertice.

All’interno di questa struttura si muovono i protagonisti del progetto: Stéphane Peterhansel, Rokas Baciuška e Sara Price, affiancati dai rispettivi navigatori. La loro routine è scandita da rituali precisi che si ripetono a ogni tappa, in un equilibrio continuo tra guida, analisi e lavoro con i tecnici.

La concentrazione non si esaurisce al termine delle speciali: ogni fase della giornata è dedicata al controllo della vettura, alla preparazione del percorso successivo e alla gestione dei dettagli che fanno la differenza. Un livello di professionalità che emerge con chiarezza anche lungo il tracciato, dove le vetture affrontano fondi misti tra sabbia, fango argilloso e passaggi nei boschi con margini ridottissimi.

Un bisonte che, nelle mani giuste, diventa una farfalla

In questo scenario, la Defender D7X-R sorprende per come affronta la competizione. Nonostante le oltre tre tonnellate in configurazione gara, si muove con una naturalezza inattesa, affondando nella sabbia e gestendo il terreno viscido con una progressione fluida e controllata.

L’impressione è quella di un mezzo che, pur mantenendo una base di serie, riesce a esprimere una dinamica coerente con il contesto competitivo. Non a caso, la nuova categoria Stock richiama alla memoria un’epoca diversa dei Rally Raid, quando le vetture erano molto più vicine alla produzione e la Parigi-Dakar rappresentava una sfida affrontata con mezzi meno estremizzati.

Meno complessa e prestazioni elevate

Le parole di Rokas Baciuška confermano questa lettura: rispetto ai prototipi, la vettura risulta meno complessa e meno affaticante da guidare, pur mantenendo un livello prestazionale elevato. Sensazioni che trovano riscontro anche nell’esperienza diretta a bordo delle Defender OCTA di serie, utilizzate per gli spostamenti tra le speciali.

Qui emerge un equilibrio tra potenza e controllo che evidenzia il ruolo centrale dell’elettronica, capace di gestire trazione e sospensioni con un’efficacia che consente alla vettura di adattarsi a terreni molto diversi tra loro.

Dietro al progetto Defender Rally si intravede inevitabilmente anche una strategia industriale e di marketing, orientata a rafforzare l’immagine e le vendite dell’intera gamma Land Rover, ma al tempo stesso si tratta di un’operazione che contribuisce a ridefinire il futuro dei Rally Raid, riportando al centro veicoli più vicini alla produzione.

L’evoluzione della categoria Stock sembra andare proprio in questa direzione: l’ipotesi di una futura apertura ai clienti privati e l’ingresso di nuovi costruttori potrebbero trasformarla in uno dei fronti più interessanti del campionato già dalle prossime stagioni.

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