Dalla Cina è arrivato il flagello, dalla Cina si ricomincia a vedere il primo, tiepido, raggio di sole che dalle mascherine si trasferisce alla prima, concreta prospettiva di spostamento. Prospettiva capace di arrivare fin dalle nostre parti. Non ci volevano certo scienzati illuminati per capire come si potrebbe evolvere la mobilità mondiale post Covid-19, in rapporto alle modalità di diffusione del virus e alle norme per contenerlo, a partire da questo insopportabile “distanziamento sociale”.

Mobilità, rivincita di quella privata

Ma avere la conferma dei numeri - per una volta positivi, nel senso “gradevole” del termine - è un conforto totale. E la sintesi, dettata anche dal normale buon senso, metterà a tappeto i denigratori in servizio permamente effettivo: fatevene una ragione, l’auto tornerà al centro di tutti gli spostamenti di breve, medio e lungo raggio. Ebbene sì, la tanto vituperata automobile, colpevole per molti poco informati e altri in malafede, delle peggiori nefandezze, sarà il luogo più sicuro con il quale viaggiare per chissà quanto tempo.

E non potrebbe essere altrimenti visto che solo l’auto, la nostra auto, ovviamente non quella “condivisa”, può garantirci la sicurezza totale, di allontanare il rischio di un contagio per igienizzazione e frequentazione. Garanzia che non potranno dare i treni, tantomeno gli aerei, figuriamoci bus e metro, al netto delle misure che verrano comunque sicuramente prese per riportare gradualmente ogni persone a riprendere confidenza con questi mezzi di trasporto.

I numeri dello studio

Nessuno è in grado oggi di dire quanto durerà questa transizione e se e quando torneremo alla normalità dei comportamenti ai quali eravamo abituati. Ma in attesa del vaccino, almeno un anno passerà. E i dati di due differenti ricerche in proposito, confermano che almeno 7 cittadini su 10 pensano di muoversi solo con l’auto privata.
Il primo studio, dell’Ipsos Group in Cina, su un campione di 1.620 persone, datato 24 febbraio, quando cioè il colosso orientale aveva appena iniziato a uscire dall’emergenza, non lascia dubbi: dopo il Coronavirus, l’auto privata passerà dal 34 al 66% nelle preferenze dei cinesi, rimarrà stabile la mobilità su due ruote (45%), mentre l’utilizzo dei mezzi pubblici (bus e metro) scenderà dal 56 al 24%, i taxi dal 21 al 15%. Controversi i dati sulle varie forme di condivisione, dati in calo dal 21 al 12% ma in salita per car sharing e noleggio, dal 3 al 5%.

La situazione in Italia

Passando all’Italia, la ricerca di Areté Metodhos, effettuata in due diverse date (16 marzo e 9 aprile) su campioni rispettivamente di 504 e 502 persone, ha espresso conclusioni simili, comunque in linea con il sondaggio cinese. Tra gli intervistati (70% uomini, 30% donne) dopo il ritorno alla normalità quelli che si dichiarano intenzionati a utilizzare l’auto per gli spostamenti abituali sono 75,79-72,71%, mentre il resto sceglie mezzi pubblici (10,32-8,76%), bici (8,53-8,37%), Car Sharing (2,98-2,19%), Scooter-moto (1,98%), Bike sharing (0,20-1,39%), Taxi (0,20-0,60%). Un’oscillazione minima tra le preferenze che di fatto conferma come l’italiano sceglierà l’auto privata per gli spostamenti post Coronavirus.