La botta è stata forte, di quelle che lasciano il segno, dopo due mesi passati a raccogliere zero dal divano di casa. L’automotive sembra proprio quel pugile che nel tentativo di superare il conteggio, rimettersi a combattere e così evitare il definitivo ko viene travolto dal diretto del rivale in pieno volto e tutto diventa buio.

L’elemosina con la quale il Governo nel decreto rilancio mercoledi sera ha certificato da una parte l’indifferenza nei confronti di un comparto vitale per rimettere in moto quell’economia che dovrebbe avere a cuore. E dall’altra l’integralismo ideologico con il quale i Ministri 5S e tutta la formazione di Governo ha sbeffeggiato un milione e duecento lavoratori, l’11% del PIL e 80 miliardi annui di sola Iva, è l’immagine di qualcosa di distorto.

Scelte insufficienti

Perché aggiungere appena 100 milioni di finanziamento all’ecobonus senza estendere la fascia di emissioni a 95 G/km di CO2, senza considerare una rottamazione con ricambio del parco circolante, non prendere in considerazione la defiscalizzazione delle auto aziendali e finanziare bici e monopattini elettrici, non è solo dimostrazione di miopia politica, strategica ed economica, ma di un’arroganza senza precedenti. Che, nel caso rimanesse tutto immutato, come ormai pare inevitabile, avrà sicuramente delle ripercussioni di svariato tipo. Dalle concessionarie ai lavoratori.

In una fase così delicata, non sono in molti i dirigenti dell’Automotive che hanno voglia di parlare. Preferiscono aspettare, capire meglio quali siano gli scenari alternativi a quel decreto che diventerà attivo una volta pubblicato in Gazzetta, in attesa di essere convertito in legge entro 60 giorni. con i suoi emendamenti che sul fronte dell’auto - e pare non solo su quello - fa acqua da tutte le parti. Al netto, comunque di margini di manovra ridottissimi.

La risposta di Federauto

Chi non si fa pregare per dire quello che pensa è Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, l’associazione che raggruppa e rappresenta le oltre 1.500 concessionarie auto sparse sul territorio. Dire che è furibondo è un eufemismo ma cerca di controllarsi.

"Potrei utilizzare tanti aggettivi - attacca - ma ne scelgo uno solo per carità di patria. Quello che è successo in Consiglio dei Ministri mercoledì è semplicemente indegno. Hanno confuso una questione ideologica con il rilancio di un comparto e dell’economia stessa. Mettere quegli spiccioli in più solo sull’auto elettrica significa non conoscere logiche e meccanismi, o nel caso contrario, di cui dubito, averle ignorate. L’equazione è semplice: se nel 2018 abbiamo immatricolato circa 1 milione e 900mila auto e l’anno successivo con l’ecobonus più o meno lo stesso numero, significa che l’incentivo, il provvedimento non ha funzionato perchè non ha generato spostamenti di alcun genere".

Cosa pensate di fare adesso?

"È difficile valutare che tipo di risposta portare avanti, perchè se dovessimo essere proporzionati a quello che hanno deciso dovremmo fare qualcosa di eclatante, evidenziare in maniera pesante le responsabilità nei confronti dell’opinione pubblica. Perchè il mercato in questa maniera non può reggere e non reggerà. E sa quale sarà il risultato finale? Che 35-40mila persone rischieranno il posto di lavoro. Così poi i costi li dovrà sostenere sempre il Governo...".

Opportunità persa

Incredulo anche Fabrizio Faltoni, presidente e ad di Ford Italia: "Sinceramente non capiscocome non possa esere una priorità sostenere  un settore come il nostro che pesa tanto nella generazione del PIL del Paese.È un peccato, un’opportunità persa anche per ridurre l’impatto ambientale rottamando le auto vecchie. In Italia 1 vettura su 5 è “maggiorenne” e quindi molto inquinante...".

I conti non tornano

Gaetano Thorel, Direttore generale del Gruppo PSA fa i conti: "In un decreto da 55 miliardi ci hanno riservato 100 milioni, cioè uno 0,2% dedicato all’auto che pesa enormemente di più con il suo 11% di PIL. Si poteva accelerare lo svecchiamento di un parco circolante come il nostro che resta il più vecchio d’Europa con 13 milioni di vetture “maggiorenni”, poco sicure e molto inquinanti rispetto non solo alle vetture alla spina ma anche a tutte le vetture nuove e usate Euro 6...".