Quale sarà la priorità per i prossimi mesi del 2020? Smaltire a tutti i costi le scorte di auto invendute nei concessionari anche a prezzo di sconti fortissimi, oppure salvaguardare e privilegiare i lanci dei nuovi modelli che erano previsti in primavera e che dovranno slittare di qualche mese?

Sono due elementi complementari ed entrambi importanti. I mesi di lockdown hanno praticamente arrestato le vendite ed è chiaro che lo stock dei nostri dealer rappresenti un’assoluta priorità, ma non certo attraverso politiche da discount. Anche la produzione si è fermata e tutto lo stock è sano e composto da auto di nuovissima generazione, con gli ultimi motori. Il nostro impegno si tradurrà in strategie finanziarie che facilitino l’acquisto e lo rendano più accessibile in questa nuova fase che sta fortemente segnando i bilanci di imprese e famiglie. Allo stesso tempo i nuovi prodotti, come GLA e GLB, aiuteranno a restituire ottimismo e interesse verso il mercato. Il nuovo GLA sarà il simbolo della riapertura della nostra rete di vendita, con il debutto nelle concessionarie italiane il prossimo 18 maggio. 

Al netto delle priorità, perché per il Governo l’auto non sembra essere importante nonostante tutto quello che significa per il Paese?

Quello che ho notato in questo periodo di crisi è che, per la prima volta, le principali associazioni di categoria hanno fatto sistema, per rappresentare insieme interessi comuni, di tante aziende che rappresentano vere e proprie eccellenze a livello mondiale e costituiscono il motore economico del nostro Paese. Partner affidabili e consolidati, che generano ricchezza e un forte contributo per le entrate dello Stato, che non può rimanere indifferente. Il politico americano Rahm Emanuel una volta ha detto “Non sprechiamo mai una crisi”: ecco, questa crisi potrebbe essere l’opportunità per aprire un vero tavolo di confronto con le Istituzioni e dare voce, una voce unica, a quelle che sono le esigenze di un settore che nella sua interezza rappresenta circa l’11% del PIL di questo Paese e conta oltre un milione di dipendenti. Tanto per dire, il 20% della componentistica Daimler è italiana. È proprio da qui che si dovrà iniziare a costruire la mobilità del e per il futuro.

Se lo Stato le chiedesse di scegliere un unico tipo di incentivo tra quelli proposti da UNRAE o un altro che non è inserito, però molto sostanzioso per il settore dell’auto, verso quale direzione lo indirizzerebbe?

Per la ripresa del settore è fondamentale un piano di misure articolato che tenga conto di tutti gli aspetti. Non bisogna dopare questo settore con interventi shock che si esauriscano nel breve periodo, ma lavorare sul medio e lungo termine, dando alle imprese le opportune garanzie per investire e spazzando via le incertezze che gravano sui clienti al momento dell’acquisto di un’auto di ultima generazione, con motori puliti ed efficienti, che durante i famigerati blocchi alla circolazione sono state troppo spesso messe sullo stesso piano vetture da rottamare, con oltre 14 anni alle spalle. Allo stesso tempo, è necessario alleggerire i costi delle vetture aziendali che in tutta Europa possono contare su una deduzione del 100% dell’Iva.

Secondo lei alla luce dei due mesi di lock down, il limite dei 95 g di CO2 diventerà  anacronistico e si ridiscuteranno nuove misure a scalare per i prossimi 5 anni oppure pensa che le autorità europee da questo orecchio non ci sentiranno proprio?

Gli obiettivi di sostenibilità sono fondamentali per preservare la credibilità all’industria dell’auto. Al di là di quali decisioni verranno prese, il nostro impegno resta quello di offrire, entro il 2039, una flotta di nuove automobili CO2 neutral rimane invariato. Entro la fine di quest’anno, il nostro portafoglio di auto comprenderà cinque modelli completamente elettrici e più di 20 ibridi plug-in. E prosegue il nostro impegno anche nello sviluppo della tecnologia Fuel-Cell per i Truck. L’elettrificazione del nostro portafoglio veicoli è un elemento chiave della strategia che stiamo portando avanti. E i New Diesel e l’Elettrico, che alcuni hanno ingiustamente contrapposto, in realtà sono i migliori alleati per il viaggio verso la decarbonizzazione. Il nostro gruppo vuole raggiungerla 11 anni prima del 2050, che è l’obiettivo della EU.

Quanto tempo ci vorrà per assorbire il danno prodotto dal Covid-19 e tornare ai volumi del 2019 e come cambierà il mondo dell’automotive dopo questa lunga emergenza?

Bisogna guardare avanti, attraverso quattro valori che rappresentano il futuro di questo settore: sostenibilità, fiducia, consumo etico e integrazione virtuosa tra esperienza digitale e umana. L’emergenza legata al COVID-19 ha cambiato le nostre abitudini e avrà delle ricadute sul concetto stesso di mobilità. Soprattutto in questa prima fase di uscita dall’emergenza, l’automobile rappresenterà una sorta di protezione, anche psicologica, nell’ambito della “social distance”. Di conseguenza, non solo la mobilità individuale, ma anche il servizio pubblico dovrà evolversi in questa direzione, ampliando ancora di più il concetto di mobilità integrata, che include anche i servizi di car sharing e di micro mobilità.