Quale sarà la priorità per i prossimi mesi del 2020? Smaltire a tutti i costi le scorte di auto invendute nei concessionari anche a prezzo di sconti fortissimi, oppure salvaguardare e privilegiare i lanci dei nuovi modelli che erano previsti in primavera e che dovranno slittare di qualche mese?

Abbiamo due priorità fondamentali: la prima è assicurare la ripresa delle attività commerciali, sia nella vendita, che nell’assistenza, garantendo la salute di clienti e personale. La seconda è salvaguardare la rete dei nostri concessionari Toyota e Lexus, per occupazione e potenzialità commerciali. Ora è vitale che il mercato possa ripartire rapidamente ed è molto importante che siano introdotte misure di sostegno alla domanda, in grado di stimolare efficacemente il rinnovo del parco circolante italiano, tra i più anziani d’Europa. Parlando di prodotto, quest’anno avremo l’introduzione di molte novità. La priorità va sicuramente alla nuova magnifica Yaris, un vero concentrato di tecnologia e d’innovazione, che sarà il nostro ibrido migliore di sempre.

Al netto delle priorità, perché per il Governo l’auto non sembra essere importante nonostante tutto quello che significa per il Paese?

Non credo che il settore dell’auto sia poco considerato dal governo. Sarebbe impensabile che lo fosse, visto che contribuisce complessivamente all’11% del PIL nazionale e, nella sola filiera distributiva, dà lavoro a circa 160.000 persone. Al momento si stima che nel 2020 si immatricoleranno circa 600.000 auto in meno rispetto al 2019. Questo potrebbe tradursi in un mancato introito per le casse dello Stato di circa 3 miliardi di euro per la sola Iva. Per questo motivo sono fiducioso che l’auto avrà la considerazione che merita.


Se lo Stato le chiedesse di scegliere un unico tipo di incentivo tra quelli proposti da UNRAE o un altro che non è inserito, però molto sostanzioso per il settore dell’auto, verso quale direzione lo indirizzerebbe?

Personalmente sono più favorevole alle misure di carattere strutturale, che abbiano continuità nel tempo e, soprattutto con riferimento alle sfide ambientali che abbiamo di fronte, consentano all’industria di pianificare investimenti per lo sviluppo di modelli in grado di raggiungere determinati obiettivi. Il governo ha scelto, nel 2018, il meccanismo dell’ecobonus per incentivare “strutturalmente” il rinnovo del parco circolante, con vetture a basse emissioni di CO2. Purtroppo, oggi la soglia massima di emissioni di CO2 è di 60g/km, con l’effetto di far accedere al contributo, oltre alle auto elettriche, solamente vetture ibride plug-in, ancora troppo care per il consumatore medio e, ad oggi, prevalentemente destinate ad un mercato aziendale. Una soglia peraltro recentemente abbassata da 70g a 60g dall’ultimo decreto milleproroghe, limite che esclude invece un’ampia gamma di automobili dal ridotto impatto ambientale e che molti più cittadini, con minor capacità di spesa, potrebbero invece permettersi di acquistare. Per questo motivo, tra le misure proposte da UNRAE, ritengo che l’allargamento della fascia di veicoli incentivati dall’ECOBONUS fino a 95 g/km sia la più auspicabile con uno schema che mi auguro non venga variato per 3 anni. 

Secondo lei alla luce dei due mesi di lock down, il limite dei 95 g di CO2 diventerà  anacronistico e si ridiscuteranno nuove misure a scalare per i prossimi 5 anni oppure pensa che le autorità europee da questo orecchio non ci sentiranno proprio?

È difficile a dirsi in questo momento. Molto dipenderà da come sarà la ripresa del mercato a livello Europeo. Nel caso in cui dovesse essere lenta, vi sarebbe sicuramente una maggior pressione sulla Commissione Europea per un alleggerimento degli obiettivi, quantomeno per quest’anno. Le emissioni di CO2 medie del gruppo Toyota sono già particolarmente basse, grazie alle motorizzazioni Full Hybrid che rappresentano oltre il 62% delle vendite europee per Toyota e quasi il 100% per Lexus. Siamo fortemente impegnati per raggiungere l’obiettivo di emissioni assegnato entro quest’anno.

Quanto tempo ci vorrà per assorbire il danno prodotto dal Covid-19 e tornare ai volumi del 2019 e come cambierà il mondo dell’automotive dopo questa lunga emergenza?

Il settore sta vivendo una crisi profonda. Tutto dipenderà dall’introduzione di misure di stimolo da parte del governo e dalla loro efficacia. Di sicuro l’esperienza che stiamo vivendo farà da catalizzatore per molti cambiamenti, alcuni dei quali già in corso prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria ma che, come risultato, potranno subire un’accelerazione. Dal processo di vendita a distanza alla diffusione dei nuovi servizi di mobilità, con innovative formule di noleggio, car sharing e car pooling aziendali che utilizzino mezzi a ridotto impatto ambientale, trainati dalla necessità di fare sistema con il sistema di trasporto pubblico.