Masera tal salone Auto e Moto d’Epoca di Padova ha portato tre le perle. A cominciare dalla Tipo 420M-58, meglio conosciuta come Eldorado, grazie al famoso logo dell’omonima industria di gelati applicato alla carrozzeria (primo esempio di sponsorizzazione a livello nazionale). È stata realizzata nel 1958 per partecipare alla 500 miglia di Monza ed affidata al pilota inglese Stirling Moss. L’auto da corsa dispone di un telaio tubolare ispirato alla 250F alleggerita, con motore a otto cilindri a V derivante dal 4.500 cc, con cilindrata ridotta a 4.200cc e carburatori verticali. Considerando il senso di marcia antiorario definito dagli organizzatori di Monza, il motore venne installato sulla sinistra del telaio, sfasato rispetto all’asse longitudinale della vettura.

Seconda gemma la Simun, prototipo presentato al salone di Torino nel 1968 e realizzato dalla carrozzeria Ghia partendo da un nuovo telaio e meccanica tipo 116. Il nome, come era consuetudine per Maserati all’epoca, è quello di un vento, mentre il disegno porta la firma di Giorgetto Giugiaro. La vettura presenta una spiccata impronta sportiva, pur mantenendo una linea estremamente elegante per una grande berlina a due porte. La caratteristica più saliente è la vista laterale che si presenta filante ed allungata e molto vetrata per favorire la visibilità sia del pilota, sia dei passeggeri.

Terza chicca la Birdcage Tipo 61 (1959 – 1961), variante a tre litri della Birdcage Tipo 60 (con motore a due litri) fortemente voluta per le competizioni negli Stati Uniti. Il telaio, ideato dall’Ing. Giulio Alfieri, risulta composto da circa 200 piccoli segmenti di esili tubi di acciaio, formanti un reticolo molto complesso, da cui il nome Birdcage. La cilindrata del motore passa dai 1.990cc ai 2.890cc e la posizione caratteristica del motore rimane quella abbattuta di 45° sulla destra per abbassare il baricentro e per ridurre la sezione maestra della carrozzeria. Il rapporto peso/potenza decisamente favorevole, la sobrietà nel consumo, l’ottima maneggevolezza e la facilità di guida fanno di questa vettura (insieme alla sorella minore tipo 60) un temibile avversario per tutte le case automobilistiche presenti nelle competizioni d’oltreoceano e non solo, dell’epoca.

Completa il poker in chiave moderna il Levante, primo SUV della storia ultracentenaria della Casa del Tridente. Levante è dotato di motorizzazioni V6 Twin-Turbo a benzina da 3 litri, con potenze da 350 e 430 cavalli, e di un propulsore Diesel V6 Turbo da 3 litri, con 275 o 250 cavalli. Tutte le motorizzazioni sono accoppiate al sistema di trazione integrale intelligente “Q4” - capace all’occorrenza di trasferire istantaneamente la coppia tra gli assali - al cambio automatico a 8 velocità e dotate degli ammortizzatori elettronici a smorzamento controllato con quattro molle ad aria regolabili.