Le auto che avrebbero dovuto vincere il Car of the Year ma non ce l’hanno fatta

Non sempre le migliori auto vincono il Car of the Year. Alcuni modelli, amati da pubblico e critica, hanno mancato per un soffio il titolo, ma hanno lasciato un segno più profondo di molte vincitrici

Le auto che avrebbero dovuto vincere il Car of the Year ma non ce l’hanno fatta

Pubblicato il 4 dicembre 2025, 08:46

Il Car of the Year, nato nel 1964, è il riconoscimento più prestigioso dell’automobile europea. Ogni anno una giuria composta da oltre sessanta giornalisti sceglie la migliore tra le nuove vetture introdotte sul mercato. Ma la storia del premio dimostra che non sempre la decisione della giuria coincide con quella del pubblico.

Ci sono modelli che, pur arrivando secondi o terzi, hanno avuto un impatto decisamente più profondo sul mercato, sulla cultura automobilistica e sull’immaginario collettivo. Auto che non hanno ricevuto il trofeo, ma che hanno vinto in concessionaria, nei cuori degli automobilisti e nella storia.

Le “non vincitrici” che hanno fatto la storia

Un caso simbolico è la Volkswagen Golf, seconda nel 1975 dietro la Citroën CX. Una decisione comprensibile, se si considera l’innovazione tecnica della berlina francese, ma che col senno di poi sembra un errore storico: la Golf ha definito per decenni lo standard della compatta europea, diventando uno dei modelli più venduti al mondo.

Un altro esempio è la Fiat Panda del 1981, che arrivò seconda dietro la talvolta dimenticata Ford Escort. Progettata da Giorgetto Giugiaro, la Panda fu una rivoluzione di semplicità e funzionalità: economica, versatile, amata da generazioni di automobilisti. La giuria premiò la Escort per la sua evoluzione tecnica, ma fu la Panda a entrare nella cultura popolare.

Nel 1998, la Audi A6 perse il titolo a favore dell’Alfa Romeo 156 — una vittoria italiana di cui andare fieri — ma col tempo la berlina tedesca si è imposta come riferimento per qualità costruttiva e immagine premium, anticipando il successo globale del marchio.

Più recente è il caso della Tesla Model 3, finalista nel 2020 ma sconfitta dalla Peugeot 208. Eppure, la Model 3 è stata l’auto che più di ogni altra ha accelerato la transizione elettrica, ridefinendo la percezione del veicolo a batteria nel mondo.

Quando l’innovazione non basta a convincere i giurati

A volte a fare la differenza è la percezione. Il Car of the Year tende a premiare l’equilibrio generale — sicurezza, comfort, innovazione e accessibilità — e questo penalizza modelli più radicali o di nicchia.

La BMW i3, per esempio, nel 2014 non riuscì a vincere contro la Peugeot 308, nonostante fosse una delle auto più innovative del decennio: telaio in fibra di carbonio, powertrain elettrico e un design visionario.

Anche la Toyota Prius di seconda generazione, nel 2005, arrivò solo al secondo posto dietro la Fiat Panda. Una scelta comprensibile dal punto di vista popolare, ma la Prius ha cambiato per sempre il modo di intendere l’efficienza, diventando la base concettuale dell’intero mondo ibrido.

C’è poi la Volkswagen Passat, più volte finalista ma mai vincitrice, nonostante rappresenti per milioni di automobilisti europei l’ideale di affidabilità e solidità. A dimostrazione che il Car of the Year non sempre fotografa i gusti reali del pubblico.

Il verdetto del tempo è il più onesto

Il tempo, più di ogni giuria, decide quali auto restano nella memoria. Molti modelli “sconfitti” del Car of the Year sono diventati pietre miliari della mobilità europea, spesso più influenti delle vincitrici.

La Fiat Panda, la Volkswagen Golf, la Toyota Prius o la Tesla Model 3 raccontano storie di successo che vanno oltre i trofei.

Il Car of the Year resta un premio di grande autorevolezza, ma la sua bellezza sta anche in questo: nel confronto tra visioni diverse, tra l’innovazione premiata e quella che arriva dopo, tra il giudizio di un momento e la voce più lenta ma più onesta del mercato.

In fondo, la storia dell’auto non è fatta solo di vincitori, ma anche di grandi esclusi che hanno cambiato le regole del gioco.

 

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