I cinque livelli della guida autonoma nel dettaglio

I cinque livelli della guida autonoma nel dettaglio

Fin dove si spinge l'assistenza alla guida e dove inizia, invece, la vera automazione. Frontiere tecniche e non solo, la normativa detta chiari vincoli

3 gennaio 2017

Si fa presto a dire: guida autonoma. La realtà dei sistemi che assistono la guida è molto più articolata e in "soccorso" arriva un esatto elenco di funzionalità che differenziano i vari livelli in cui suddividere le operazioni automatizzate che un veicolo è in grado di compiere. Sei livelli, stilati dalla Society of Automotive Engineers, per dare concretezza tecnica a una terminologia altrimenti troppo spesso rimessa a roboanti annunci di "auto che guida da sola".

Partiamo dal fondo, quel Livello 0 che identifica i veicoli la cui guida è totalmente rimessa in mano al pilota. Niente cruise control per intenderci, nessuna assistenza nelle manovre di emergenza. Il vecchio ruolo del guidatore unico responsabile della gestione dell'auto.

Al Livello 1 si elencano i primi ausili elettronici. Siamo nella zona dell'Assistenza al pilota. Si tratta di un piano in cui una specifica funzione può essere operata dal veicolo in autonomia. Immaginiamo, ancora una volta, il cruise control: impostata la velocità di crociera, l'auto è in grado di mantenerla senza la necessità che si tenga il piede sull'acceleratore. Possiamo dire che si tratta, oramai, di un livello diffuso in ogni segmento di mercato.

L'ampliamento degli orizzonti porta a un Livello 2 che è quello della Parziale automazione. La gestione del volante e dei pedali può essere affidata all'elettronica, non si richiede la "connessione" del pilota tra volante, acceleratore e freno. Siamo nel campo dei dispositivi in grado di evitare una collisione attraverso l'aggiramento di un ostacolo, proseguendo con il sistema di mantenimento della corsia, frutto della rilevazione dei limiti della carreggiata o, ancora, il rallentamento del veicolo e la successiva accelerazione per mantenere la velocità impostata a seconda della diversa densità di traffico.

Il Livello 3 è quello dell'Automazione condizionale. In questo caso l'autopilota è capace di prendere il comando completo del veicolo e reagire alle istruzioni del passeggero-conducente, operando un sorpasso con l'attivazione delle frecce, ad esempio. Inoltre, il guidatore è ancora un elemento necessario ma può destinare totalmente alcune funzioni cruciali per la sicurezza, in determinate condizioni di traffico.

La presenza di molteplici livelli si accompagna a un quadro normativo che impone il rilascio di autorizzazioni specifiche perché possano svolgersi su strade pubbliche le operazioni di test dei veicoli a guida autonoma. I temi della responsabilità in caso di incidente, della copertura assicurativa, i dilemmi morali di fronte ai quali può trovarsi un veicolo a guida autonoma, sono tutti aspetti che necessitano di un'armonizzazione normativa oggi assente.

Il Livello 4 segna il passaggio alla "frontiera" successiva, il salto di qualità verso un veicolo in grado di operare in Alta automazione, che per l'intero tragitto monitorano lo scenario stradale, l'habitat nel quale operano e sono progettati per svolgere funzioni di guida cruciali per la sicurezza. L'auto realmente è in grado di guidare da sola, si affida al corredo di sensori di vario tipo, Lidar e telecamere stereo, e necessita (oggi) di  autorizzazioni per muoversi su strada.

La frontiera più "evoluta" in termini di sollevamento di qualsiasi responsabilità di guida in capo al pilota si raggiunge al Livello 5, dell'Automazione totale. Il veicolo è in grado di muoversi in qualsiasi scenario, elaborando situazioni complesse ed estreme. Il volante, i pedali, il concetto di automobile per come lo conosciamo cede il passo a qualcos'altro, una nuova mobilità.

Moral Machine, il dilemma etico della guida autonoma

Moral Machine, il dilemma etico della guida autonoma

Come dovrà comportarsi l'auto in situazioni di emergenza?

Guarda il video

  • Link copiato

Commenti

Leggi auto.it su tutti i tuoi dispositivi