Su 1.259.000 unità rubate negli ultimi dieci anni solo 589.206 sono state ritrovate, mentre di 669.795 si sono perse definitivamente le tracce. La progressiva diminuzione dei furti negli ultimi anni (dai 166.215 del 2007 ai 108.090 dello scorso anno) si è però accompagnato a una sostanziosa diminuzione dei recuperi. Oggi meno della metà dei veicoli rubati viene ritrovato, perché il business dei furti è sempre più organizzato e grazie al supporto delle nuove tecnologie riesce a colpire in maniera mirata ed efficace.

Così se il recupero non avviene entro le prime 36 ore dal furto, le possibilità di ritrovare la vettura si riducono drasticamente. A questo si aggiunge il boom dei cosiddetti furti parziali di vari componenti: su tutti, navigatori satellitari, pneumatici, attuatori della frizione (in particolare delle Smart), volanti multifunzione, fari a led e batterie di vetture ibride. Questo è quanto emerge dall’analisi “L’evoluzione dei furti d’auto”, elaborata da LoJack, la società americana che si occupa rilevamento e recupero di beni rubati.

Negli ultimi dieci anni i ladri hanno affinato le tecniche di furto, seguendo e spesso superando le evoluzioni tecnologiche delle Case automobilistiche. Il “topo d’auto” occasionale ha definitivamente lasciato il campo a un business organizzato e professionale, promosso da bande criminali più o meno strutturate, spesso con ramificazioni anche all’estero.

I dispositivi più utilizzati restano i cosiddetti “sistemi di ri-programmazione della chiave” che, attraverso la connessione alle porte OBD (diagnostica a bordo) del veicolo, consentono al ladro di ottenere una nuova chiave in meno di un minuto e in alcuni casi anche in meno di 15 secondi. Senza contare i device, su tutti jammer sempre più potenti, utilizzati per mettere fuori uso gli antifurto satellitari.

L’organizzazione, in alcuni casi quasi militare, di queste bande criminali finisce per coinvolgere diverse figure operative sul campo: il ladro che commette il furto, il proprietario del “rifugio” in cui l’auto spesso viene poi lasciata a “decantare” per 24-36 ore, il driver che in alcuni casi trasporta la vettura oltre confine, le centrali di smontaggio in cui il veicolo viene rapidamente cannibalizzato, il broker che raccoglie specifiche richieste e che “piazza sul mercato” i pezzi rubati.

Inoltre, ai tradizionali dati sui furti dei veicoli vanno oggi aggiunti quelli relativi ai cosiddetti furti parziali, un’attività criminale che negli anni ’80 e ’90 prendeva di mira principalmente l’autoradio e che oggi provoca danni che raggiungono diverse migliaia di euro. I componenti più ambiti si confermano i dispositivi multifunzione integrati con display touch e dialogano con la centralina del veicolo. Queste sottrazioni alimentano il mercato nero dei pezzi di ricambio e consentono ai ladri di entrare in possesso di sofisticati microprocessori, molto potenti e veloci.

Ingenti sono i danni prodotti dalla singola sottrazione del dispositivo che, a seconda del veicolo, ha un costo che si aggira sui 7-8.000 euro. Senza contare la spesa per il ripristino dell’auto: i criminali per rubare il navigatore nel più breve tempo possibile finiscono per danneggiare sensibilmente la parte centrale del cruscotto, compromettendo il cablaggio dei fili.

Un trend più radicato nel tempo riguarda le sottrazioni di pneumatici nuovi, uno più recente sta colpendo le vetture in car sharing e riguarda gli attuatori della frizione delle Smart, un componente molto ricercato e che spesso è oggetto di sostituzione per guasto che può essere sottratto con estrema facilità, svitando pochi bulloni e senza dover entrare nell’abitacolo della vettura.

Al passo con la graduale diffusione delle vetture ibride si segnalano anche i primi casi di vetture rubate e ritrovate senza le preziose e costose batterie di ricarica. Infine, ad attrarre le attenzioni del business dei pezzi di ricambio ci sono i fari con luci a led (alle mani “esperte” occorrono solo 30 secondi per estrarli) e i volanti multifunzione (valore di circa 2.000 euro).