Oggi si percorre l’autostrada del Mediterraneo A2, ma un tempo, a copiarne quasi interamente il tracciato, era la via Popilia, importante consolare fatta costruire da Tito Annio nel 132 a.C., che dall’antica Capua conduceva a Region (Reggio Calabria). Seguendone le tracce, oggi vi si possono trovare numerosi tesori archeologici, architettonici e culturali, spesso poco noti al grande pubblico, come, ad esempio, Acconia/Fondaco del Fico (Acque Ange), dove spiccano le terme romane e l’abbazia agostiniana del XV secolo. Oppure Cosenza, l’antica Consentiam, che sorprende per la ricchezza e gli scorci che è in grado di regalare, ma soprattutto con un museo a cielo aperto davvero unico. Una visita della città non può non iniziare dal Duomo romanico di Santa Maria Assunta, edificato nel XIII secolo sulle macerie di una precedente struttura, rasa al suolo dal terremoto. Al suo interno, oltre alla suggestiva bellezza, si trovano anche i mausolei di Enrico VII di Germania e Isabella D'Aragona. Altro simbolo di Cosenza è il castello Svevo Normanno, roccaforte che domina l’abitato dall’alto del Colle Pancrazio. Il forte viene spesso definito Normanno, perché fu Ruggiero II, nel XII secolo, a ingrandire la precedente struttura con le tipiche caratteristiche dei castelli normanni. Dopo che una serie di terremoti distrusse la rocca rendendola inagibile, fu Federico II di Svevia, nel XIII secolo, a riportarla al suo antico splendore. Passando per Cosenza, infine, impossibile perdersi il celebre MAB, il museo all'aperto Bilotti, su Corso Mazzini, per provare la sensazione di passeggiare lungo la via centrale di una grande città, circondati da sculture di Dalì, Modigliani, Manzù, De Chirico, Rotella, e tanti altri.

Sempre nel cosentino, lungo la Via Popilia, nel Comune di Lattarico, sorge un piccolo gioiello nascosto: Villa Contessa Caracciolo. Il complesso principale nasce attorno a un’antica torre di avvistamento di cui si possono ammirare i resti. Straordinario il parco di 30000 ettari, che conserva il suo progetto originario. Il fabbricato è databile agli inizi del XVII secolo, ma nel XIX fu completamente ristrutturato. Altra perla della via Popilia è poi Soriano Calabro, in cui spicca il parco archeologico e monumentale di San Domenico. Quest’ultimo, in età barocca, fu uno dei più celebri conventi domenicani d'Europa, e uno dei santuari più frequentati d'Italia. Una curiosità: il viaggiatore inglese Henry Swinburne, alla metà del Settecento, annotava che ogni anno circa 1500 donne finte indemoniate si recavano al santuario in pellegrinaggio, per sfuggire all’oppressione dei mariti; e avere la scusa di comprarsi un paio di scarpe nuove, senza le quali sarebbe stato irrispettoso presentarsi al cospetto di San Domenico.