A guardarla dal basso la cupola della Basilica di San Gaudenzio a Novara pare tutta sbagliata: troppo stretta, troppo alta, dall'equilibrio troppo innaturale. Eppure quella cupola bizzarra che sembra spiccare il volo, disegnata nell'Ottocento da Alessandro Antonelli (quello della Mole torinese) accanto al settecentesco campanile di Benedetto Alfieri e sopra la seicentesca basilica progettata da Pellegrino Pellegrini, è l'emblema perfetto di Novara.

Una città elegante e brusca, piantata nella pianura tra il Ticino e il Sesia, piemontese ma anche un po' lombarda, dove la storia ha sovrapposto le epoche senza pudore, lasciando ben visibili fratture e contrasti. Una città bella e schiva che i turisti spesso scansano attratti dallo spettacolo della vicina Bassa, con il mare a scacchi delle risaie, i sapori grassi e schietti di salumi e formaggi sontuosi come il gorgonzola, il profumo del Nebbiolo. Una città, nell'epoca del turismo di prossimità, tutta da scoprire. A cominciare dai 121 metri della cupola Antonelliana, senza dimenticare gli interni della basilica con il bel polittico cinquecentesco opera di Gaudenzio Ferrari, per proseguire con il Palazzo del Mercato, con portici e importanti sculture, la cappella di San Siro del XII secolo e lo sfarzoso Palazzo Bellini con i suoi interni rococò che sono tutto un fiorire di stucchi e ori.

Tra i monumenti più significativi anche il Battistero paleocristiano con pregevoli affreschi dedicati all'Apocalisse e al Giudizio Universale e il Duomo, la cui attuale struttura risale alla metà dell'800, anche se il mosaico pavimentale del presbiterio tradisce più antichi natali. All'interno sono custoditi alcuni dipinti di Bernardino Lanino e seicenteschi arazzi fiamminghi che illustrano episodi della vita di Salomone. Merita infine una passeggiata lungo le antiche mura romane, che qui chiamano pomposamente baluardi: costruite alla fine del I sec a.C. sono composte con ciottoli di fiume legati tra loro con la malta disposti a fasce, intervallate da linee di mattoni.