Una volta, in un film di cui non ricordo assolutamente il nome, ho sentito la seguente frase: “le persone diventano nostalgiche quando sono insoddisfatte dal presente”. Credo che in queste semplici parole è possibile riassumere tutto l’attuale interesse per le macchine che noi chiamiamo “youngtimers”. Ovvero auto ancora non d’epoca, che fino a qualche tempo fa erano solamente vecchie ma che adesso - un po’ come accaduto con il fenomeno “vintage” - appena qualche anno fa, stanno godendo di una seconda giovinezza. Supportate, diciamolo pure, dalla scarsezza di emozioni e fisicità delle auto più moderne. Ahimé, caratteristica un po’ troppo diffusa, oggi. E quella che sta subendo più di tutte questo fenomeno di gentrificazione automobilistica è la cara, vecchia, Alfa 75. Per molti, semplicemente l’ultima vera Alfa. Lo dico perché, se da certe auto e dalla storia ci si aspetta esattamente quello che fanno (Audi o BMW, ad esempio, è parecchi decenni che sono identiche e fedeli aal loro cliché), da Alfa Romeo invece si continua ad attendere un ritorno al passato che, proprio perché è passato, non ritornerà mai. E così qui torniamo a bomba alla grandissima rivalutazione negli anni della classicissima 75. A sentirne parlare in giro, pare sia chissà quale razza di macchina spettacolare. In realtà, la 75, nelle sue diverse evoluzioni e declinazioni, era semplicemente una buona macchina. Con tutte le caratteristiche che hanno reso l’Alfa Romeo quello che tutti ricordiamo essere stata: una linea pulita, filante e con del carattere. Poi una meccanica sopraffina (trazione posteriore e cambio transaxle) e un handling degno di questo nome.

Spirito sportivo per il Gruppo A

La 75 era semplicemente questo, una sanguigna auto italiana che sapeva far perdonare qualche difetto con un carattere e un telaio eccezionali. La 75 era l’infotainment di sè stessa. Si bastava. Punto e basta. Forse tra tutte le 75 - e ne hanno fatte molte versioni - quella che più di tutte incarna il suo spirito sportivo è stata la 75 Turbo Evoluzione, come quella che vedete nelle foto. Creata appositamente per ottenere l’omologazione nella categoria Gruppo A, l’Alfa creò 500 di queste meraviglie rosse. Partendo dal motore da 1779 cc originario della 75 Turbo, attraverso una leggera riduzione dell’alesaggio, lo portò a 1762 cc in modo da rispettare il limite di 3000 cc imposto dal regolamento. Nel caso di motori turbo questo limite era ottenuto moltiplicando la cilindrata del motore per un coefficiente di 1,7. In questa configurazione il motore era capace di erogare 155 cv. Esatto, cento-cinquantacinque-cavalli!. Per molti potrebbe sembrare una follia fare tutta questa poesia per 155 miseri cavallini, specie perché viviamo in un’epoca in cui persino alcune utilitarie ne hanno di più. Ma quello che continuerà sempre e comunque a mancare a chiunque (anche a molte sportive) è l’erogazione della cavalleria di questa Alfa Romeo.

Aggiungere leggerezza

I suoi 155 cv sembrano almeno 200 grazie ai suoi mille kg alla bilancia (in realtà, qualcuno di più). E poi c’è il modo in cui vengono liberati…! Il motore tira scatenato, sembra averne fino all’infinito, senza sosta, senza interruzioni, senza limiti. Ha una coppia che mena; sembra poter spostare qualunque cosa. Il rumore che fa, la musica che produce, il dolce sferragliare, scorbutico e melodioso, è una melodia d’altri tempi. È pericoloso ascoltarlo, ci si potrebbe abituare e non riuscire più a farne a meno. Lo stesso Pasolini, grande amante della Alfa Romeo definiva il suono del bialbero di Arese come “il rombo italiano. Bisognerebbe inserire l’ascolto del rumore di questo 4 cilindri in linea nei programmi scolastici, per mantenere viva la passione Profilo nei giovani d’oggi, troppo affogati dagli smartphone per poter apprezzare certe chicche.

Come in tutte le macchine sportive con qualche anno addosso, sembra di comandare la farfalla direttamente con le due dita della mano. La sensazione di avere “il gas in mano” è estrema, non c’è alcun ritardo tra il pensiero e l’erogazione della potenza (a parte un po’ di vecchio caro e sano turbo lag), non c’è nessun congegno elettronico a filtrare il proprio piede destro. Nessun sensore a pensare al vostro posto. Non ci sono aggeggi votati alla “sicurezza” per proteggervi mentre smanettate con il telefonino. Bastano pochi metri con questa macchina da puro spirito del Biscione, per capire che qui, o si guida o si fa altro (mettete giù quel telefono, per favore!).

Il design

E poi quella linea, spavalda, muscolosa, esagerata. Bella forse non lo è ma ci si può passare sopra lo stesso. Forse è un po’ “troppo” rossa, a tratti sembra una caricatura. Squadrata, sgraziata, non bella ma nemmeno brutta, di certo non elegante. Ma non doveva esserlo. La ricorderemo come l’ultima sportiva a trazione posteriore prodotta dalla casa di Arese. L’Alfa la fece solo per fare numero, per poterla fare correre. L’Alfa non ha mai più fatto cose così, purtroppo. E l’incredibile è che, se questa versione è effettivamente un po’ esagerata, le varianti più tranquille erano comunque capaci della stessa qualità e raffinatezza meccanica: la 75 era una macchina da padre di famiglia. Ma padre di famiglia giusto, capace di capire e di apprezzare il sistema transaxle, i freni entrobordo, il motore longitudinale, di preferire la trazione posteriore, di preferire il carattere ed il carisma. Alfa 75 Turbo Evoluzione, mamma mia che nostalgia.