Come si fa a non amare la Golf? Nella sua eccelsa perfezione, nella sua teutonica efficacia, nel suo essere così understatement, la Golf fa tutto e lo fa molto bene: consuma il giusto, va forte il giusto, è spaziosa il giusto, è comoda il giusto e attira l'attenzione.

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GOLF IV E LA VERSIONE GTI

Tuttavia, per quanto un'ottima auto, nella sua rincorsa alla perfezione, la Golf non è mai stata l'auto più emozionale e viscerale presente a listino. Prendiamo ad esempio la vecchia Golf IV, quella che nei primi anni 2000 fece da spartiacque tra il passato e il futuro della Golf. Prima di lei c'era la III, non così bella e molto anni '90. Poi arrivò la IV che, mantenendone le stesse linee e proporzioni, sembrava finalmente una vettura del nuovo millennio. Fu talmente riuscita che il modo in cui il suo montante C taglia il faro posteriore parallelamente alla fessura della portiera lo troviamo ancora sulle Golf di oggi. La Golf IV ha segnato in tutto e per tutto la rinascita della Golf come leader incontrastata del segmento delle medie compatte. Se la Golf IV fu un successo enorme, però in pochi si ricordano della sua versione GTI: questo perché, anche se sotto al cofano aveva un 1.8 turbo da 180 cv (ma la facevano anche Diesel), esternamente era identica alle altre Golf. Nulla la caratterizzava esteticamente dalle altre se non per pochi dettagli, roba per gente dall'occhio attento.

GOLF R32: ARROGANZA A QUATTRO RUOTE

Fu forse in quel momento che in VW qualcuno si accorse che la quarta generazione della Golf GTI non stava diventando quell'oggetto di culto tra gli appassionati di auto sportive come erano state le prime tre generazioni. Decisero quindi di fare le cose in grande: presero qualche ingegnere annoiato e, dopo avergli messo di fronte un foglio bianco, gli diedero il compito di creare una versione memorabile della dimessa Golf IV GTI. Il risultato fu una delle auto più arroganti della sua epoca: passaruota pieni, freni giganti, paraurti con prese d'aria spalancate e un doppio scarico che ulula come un lupo alla luna piena. Nasceva così la leggendaria Golf R32, erede incattivita delle celebri VR6 degli anni '80 e '90.

Sotto al suo cofano si trova un famelico (tanto di giri quanto di benzina) V6 da 3,2 litri con bancate a 15°, collegato alle ruote attraverso un sistema di trazione integrale 4Motion e un cambio manuale a 6 rapporti. Il tutto per dare vita a quella che, alla sua presentazione nel 2001, era la Golf più potente e veloce di sempre, con oltre 240 km/h di velocità massima, ottenuti grazie a ben 241 cv e 320 Nm di coppia disponibili praticamente dal minimo fino al massimo dei giri disponibili (6.250 giri) e con un sound da paura che voleva imitare l'ululato tipico delle Formula 1 di quei tempi.

SENSAZIONE DI POTENZA

Senza nulla togliere alle mitiche GTI, nel 2001 la R32 era un'auto che andava forte per davvero. Il modo con cui questa R32 cavalca l'asfalto è impressionante. Una volta dietro al suo volante e con la strada libera, pare di essere a bordo di una bomba lanciata a velocità folle, ma nel pieno del suo controllo; si riesce a sentire come l'intero corpo vettura, dal paraurti anteriore alla coppia di scarichi urlanti lì dietro, partecipi attivamente al movimento in avanti. Ci si sente parte di un potente tutt'uno dotato dell'incredibile capacità di arrotolare l'asfalto alla minima flessione del piede destro. In un mondo di piccoli motori sovralimentati, ci si dimentica infatti quali magie possa fare la cilindrata: avere sotto al piede destro il controllo di un motore aspirato possente e affamato di giri crea dipendenza, non c'è alcun ritardo tra la vostra volontà di accelerare e lo schizzare verso l'alto della lancetta del contagiri. Bisogna solo stare attenti a non esagerare: con questa auto si raggiungono velocità da ritiro patente già in seconda.

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Tanto costosa all'epoca (33mila euro, 10mila in più della Golf IV più accessoriata) quanto rara oggi, la Golf R32 è una di quelle auto che qualunque appassionato dovrebbe provare almeno una volta nella vita, sia per la sua arroganza estetica quanto per lo strepitoso atteggiamento da hooligan del suo folle motore V6.