Sospensione dell’assicurazione, il divieto dell’Europa non tocca le storiche certificate

Sospensione dell’assicurazione, il divieto dell’Europa non tocca le storiche certificate

La norma dettata dall’Unione Europea, che elimina la possibilità di fermare l’assicurazione quando il veicolo non è in uso per un lungo periodo, avrà effetti marginali sulle storiche certificate

di Michele Salvatore

28 ottobre

La rivoluzione, in negativo, che dovrebbe abbattersi entro due anni sulle tasche degli automobilisti italiani toccherà in via marginale i collezionisti di di auto storiche certificate ASI o in altri registri inseriti nell’articolo 60 del Codice della Strada riconosciuti per la certificazione.

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La rassicurazione arriva direttamente dall’ASI: “La maggior parte dei veicoli storici è sempre coperta da polizze assicurative, anche se vengono usati molto raramente e per pochi giorni all'anno. Per questo motivo già esistono polizze "ad hoc" con premi ridotti e coperture cumulative per più mezzi. Le Compagnie sanno che i collezionisti in possesso di veicoli storici certificati ne fanno scarso uso e li guidano con molta prudenza e agli appassionati conviene attivare polizze a premi ridotti: pur usandoli poco hanno la certezza della copertura in qualsiasi momento. L'altro caso può riguardare i veicoli storici completamente inutilizzati: si tratta, al 90%, di veicoli in restauro o in attesa di interventi di ripristino, quindi non marcianti (o inidonei a circolare). Ecco, allora, che l'obbligo ad assicurarli verrebbe meno automaticamente” ci ha dichiarato il presidente dell’associazione Alberto Scuro.

Chi, invece, dovrà pagare

Sospiro di sollievo? Non proprio. Come specificato all’inizio del pezzo, non cambia lo status quo per quelle iscritte in un registro specifico. Solo le storiche riconosciute ufficialmente, come ribadito dalle parole di Scuro, hanno polizze dedicate con premi bassi. Inoltre, per quanto riguarda i collezionisti, c’è la possibilità di assicurarne due o più con una di tipo cumulativo, specifica solo per quelle munite, appunto, di certificato.

Resta tagliato fuori, dunque, tutto il mondo formato da piccoli appassionati che conservano gelosamente in garage una seconda vettura alla quale, magari, sono legati per motivi sentimentali. L’auto di un familiare, il sogno da bambini coronato da adulti, insomma quel motore da ascoltare in pochi e riservati momenti dell’anno per rivivere un ricordo felice o accende una vibrazione sentirsi speciali per un momento… Ma che purtroppo ha solo un valore affettivo e non rientra nei parametri per l’iscrizione ai registri storici.

A farne le spese, dunque, sono sempre gli stessi. E’ la passione che paga.

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