Auto 2035: Italia in affanno nel passaggio all’elettrico

Auto 2035: Italia in affanno nel passaggio all’elettrico

Con lo stop ai veicoli a benzina e diesel, l’urgenza nel Paese è quella di investire sull’elettrico maggiormente, aprendosi agli eco-carburanti

di Redazione

1 luglio

È ufficiale: dal 2035 si dirà addio alle auto endotermiche nell’Unione Europea. Dopo il Consiglio Ambiente Ue tenutosi martedì 28 giugno, la richiesta dell’Italia con altri 4 Paesi di prorogare lo stop al 2040 sembra non essere stata accettata. Perciò bisogna prepararsi al meglio, ma l’Italia sembra già star zoppicando. Chi lancia l’allarme riguardo la situazione nel nostro Paese per affrontare questo cambiamento sono proprio i sindacati metalmeccanici, che chiedono al Governo italiano di affrettarsi con la transizione industriale verso la mobilità elettrica e con gli interventi da attuare.

Auto Italia, 2035: la situazione

C’è da dire che alcuni Paesi avrebbero persino chiesto di anticipare l’entrata in vigore di questa normativa, e quindi di salutare ancor prima i veicoli a benzina e diesel. Ma in Italia c’è da fare i conti con la situazione attuale che non la vede al momento prontissima. A tal proposito si è espresso Roberto Cingolani, ministro alla Transizione, il quale sostiene che bisogna assolutamente aprirsi agli eco-carburanti ma che questi dovrebbero arrivare dalla Commissione Ue quantomeno con una normativa a parte. E il governo deve dare il suo contributo con degli incentivi, perché non tutti i cittadini avranno la possibilità di poter comprare un veicolo elettrico. Sul versante Europa, invece, arriva una richiesta da parte dell’associazione europea costruttori, secondo la quale bisogna adoperarsi per facilitare la fornitura di materie prime e la produzione di colonnine che, attualmente, sono insufficienti, se si considera che il futuro sarà elettrico. Purtroppo il problema degli impianti per i veicoli elettrici non è qualcosa da prendere sotto gamba se si considera che in tutta Europa, ad oggi, la metà sono concentrati solo in 2 Paesi (Germania e Olanda), mentre il restante in tutti gli altri. Per il 2030, questi dovrebbero essere almeno 2,5 milioni e, ad oggi, sono 200mila. Bisogna perciò lavorare (e accelerare) affinché aumentino.

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