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Volvo fa i conti, l'impatto dei dazi e la redditività della ES90 negli USA

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 15 luglio 2025, 18:24
Dazi e non solo, tra gli effetti da iscrivere a bilancio e relativi al secondo trimestre dell’anno. È il caso di Volvo, che in attesa di presentare i risultati nel Q2 il prossimo 17 luglio, ha anticipato l’iscrizione tra i costi operativi nel trimestre di un onere di svalutazione da 1,03 miliardi di euro.
Il costo maggiore a bilancio è relativo ai ritardi nell’avvio della produzione dei modelli Volvo ES90 ed EX90, sommati ai costi di sviluppo superiori e, “dulcis in fundo”, l’impatto dei dazi statunitensi.
Quest’ultimo punto rende la vendita della ES90, prodotta in Cina ed esportata negli USA, meno profittevole per la casa controllata dal Gruppo Geely Auto.
Serve tempo per localizzare la produzione a Charleston
Negli ultimi mesi era transitata l'ipotesi che Volvo localizzasse la produzione della ES90 anche in uno dei propri stabilimenti negli Stati Uniti, così da aggirare i dazi. Il sito di Charleston, che già assembla la EX90 e la Polestar 3, potrebbe essere il candidato ad accogliere l’ammiraglia elettrica. Ma le tempistiche per tali operazioni non sono esattamente un “detto-fatto”.
Anche sul fronte europeo i margini di profitto che Volvo ha sui due modelli si annunciano sotto pressione, a causa dei dazi esistenti sulle auto elettriche prodotte in Cina e differenziati a seconda dei gruppi automobilistici. Geely, ricordiamo, è soggetta al 18,8% di dazi in Europa, aggiuntivi rispetto al 10% fissato sulle produzioni extracontinentali.
Tornando agli scenari statunitensi legati ai modelli ES90 ed EX90, la Casa svedese rivedrà i volumi produttivi inizialmente attesi, con la conseguente, minore profittabilità di tali modelli nel loro intero ciclo vitale.
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