Temi caldi
Draghi: l'Europa riveda gli obiettivi 2035 per l'auto, serve approccio neutrale

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 16 settembre 2025, 15:11
Un anno dopo è uno scenario ancora più critico quello che si presenta al blocco degli Stati europei sul piano economico, industriale e di rapporti geopolitici. Un anno dal “report Draghi”, The Future of European Competitiveness, una serie di raccomandazioni dell’ex presidente della BCE per svegliare da "lentezza e dall’inazione" le istituzioni comunitarie. Suggeriva investimenti come mai prima l’Europa aveva attuato, investimenti nell’ordine degli 800 miliardi di euro.
Un anno dopo, tra dazi da digerire e le priorità definite dalla Commissione europea in tema di sicurezza, il quadro non è dei più rassicuranti. Mario Draghi e Ursula von der Leyen sono stati i protagonisti della Conferenza ad alto livello - Un anno dopo il report Draghi: cos’è stato raggiunto e cos’è cambiato e tra i passaggi del discorso dell’ex premier italiano c’è spazio anche per l’industria dell’auto e gli obiettivi fissati dall’Europa in vista del 2035.
Una transizione immaginata su ipotesi cambiate
La materia è attualissima, è reduce dal terzo incontro del Dialogo sul futuro dell’automotive e l’indicazione dei provvedimenti che verranno discussi e attuati nei prossimi mesi. Dalle piccole auto elettriche agevolate nel fisco alle concessioni sulla flessibilità tecnologica in un quadro 2035 a oggi fondato intorno alle emissioni zero.
“Mentre procediamo con la decarbonizzazione, la transizione deve essere flessibile e pragmatica. La Commissione ha alleggerito alcuni dei requisiti di rendicontazione più onerosi attraverso il suo Omnibus sulla sostenibilità. Tuttavia, in alcuni settori, come quello automobilistico, gli obiettivi si basano su ipotesi che non sono più valide”, le parole di Mario Draghi. Termini diversi, sostanza simile a quanto dichiarato da molte case auto: gli obiettivi del 2035 sono diventati irraggiungibili.
O lo sono sempre stati?
Il circolo virtuoso che non c'è stato
“La scadenza del 2035 per l'azzeramento delle emissioni allo scarico avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso: obiettivi precisi avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fatto crescere il mercato interno, stimolato l'innovazione in Europa e reso più economici i modelli di veicoli elettrici. Si prevedeva che le industrie adiacenti, quali l'industria delle batterie e dei chip, si sarebbero sviluppate parallelamente, sostenute da una politica industriale mirata. Ma ciò non è avvenuto.
L'installazione di punti di ricarica deve accelerare di tre o quattro volte nei prossimi cinque anni per raggiungere una copertura adeguata”.
In numeri, l’Acea nel 2023 segnalava come le stime europee fossero sottodimensionate in tema di infrastruttura di ricarica, indicata al 2030 in 3,5 milioni di postazioni per sostenere il fabbisogno della maggiore presenza di auto elettriche sul mercato. Acea indicava, invece, in 8,8 milioni di punti di ricarica l’infrastruttura necessaria: più del doppio rispetto ai numeri elaborati dall’Europa.
Fit for 55 da rivedere con aperture ad altre tecnologie
“Il mercato dei veicoli elettrici è cresciuto più lentamente del previsto. L'innovazione europea è rimasta indietro, i modelli rimangono costosi e la politica della catena di approvvigionamento è frammentata. Infatti, il parco auto europeo di 250 milioni di veicoli sta invecchiando e le emissioni di CO₂ sono diminuite di poco negli ultimi anni.
Come suggerito nella relazione, la prossima revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ dovrebbe seguire un approccio tecnologicamente neutro e fare il punto sugli sviluppi del mercato e della tecnologia. È inoltre necessario un approccio combinato per l'incremento dei veicoli elettrici, che copra la catena di approvvigionamento, le esigenze infrastrutturali e il potenziale dei combustibili con emissioni carboniose neutre.
Nei prossimi mesi, il settore automobilistico metterà alla prova la capacità dell'Europa di allineare la normativa, le infrastrutture e lo sviluppo della catena di approvvigionamento in una strategia coerente per un settore che impiega oltre 13 milioni di persone lungo tutta la catena del valore”.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading


