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Dakar 2026, debutta il Classic Truck italiano del Team Gealife
Gianluca Guglielmotti
Pubblicato il 8 gennaio 2026, 08:53
Nel cuore dell’Arabia Saudita, tra le piste sabbiose di Yanbu Al Bahr, ha preso il via il prologo della Dakar Classic, e tra i numerosi mezzi presenti al via ha certamente spiccato il camion d’epoca del Team GeaLife Motosport (Claudio Picchio e Giuseppe Simonato). Un progetto tutto italiano che unisce passione, competenza tecnica e memoria storica, portando nel deserto uno dei camion simbolo delle Dakar anni Ottanta e Novanta. Parliamo dell’Iveco Magirus 300, detto “Il Musone” per via dell'iconico frontale. Proprio a Yanbu abbiamo avuto modo di incontrare l’equipaggio (Porello-Casadei-Capelli) e di respirare da vicino l’atmosfera della vigilia, fatta di concentrazione, controlli tecnici e prime indicazioni cronometriche.
Equipaggio italiano tra esperienza e amicizia
Al volante Giorgio Porello, pilota genovese con lunga esperienza nei rally storici e nelle competizioni di regolarità. Al suo fianco, nel ruolo chiave di navigatore, Simone Casadei, istruttore di guida sportiva auto e moto a Misano (GuidarePilotare di Siegfried Stohr), rappresentante della Scuderia San Marino ed esperto di rally su sabbia grazie alla duplice partecipazione in moto al Rally dei Faraoni, in Egitto. Completa il trio Gianluca Capelli, meccanico di bordo, figura essenziale in una categoria che impone grande autonomia tecnica e capacità di intervento rapido direttamente nel deserto. Il prologo di Yanbu, che ha stabilito l’ordine di partenza della prima tappa, si è chiuso con un 49° posto assoluto per il team Gealife Motorsport: un risultato che conferma sia la solidità del mezzo che un approccio prudente, ma efficace, fondamentale in una gara di oltre 7.000 chilometri complessivi e 13 tappe, con prove di navigazione, regolarità e passaggi sulle insidiose dune saudite.
Iveco Magirus 300, il “Musone” nel deserto

Dakar Classic 2026, rally tra le dune arabe

La Dakar Classic ripropone un formato che richiama da vicino lo spirito originario della maratona africana, con un mix di navigazione tradizionale, regolarità e guida sulle dune. A Yanbu, tra bivacchi affollati e oltre 800 partecipanti al via dell’intera Dakar, il team GeaLife ha mostrato un approccio misurato ma determinato, forte di un affiatamento costruito nel tempo e di una preparazione tecnica accurata. Per l’equipaggio italiano la sfida è appena iniziata, ma il prologo ha già restituito segnali incoraggianti. Davanti ci sono ancora migliaia di chilometri, albe nel deserto e notti passate a controllare il camion sotto le stelle. Un in bocca al lupo alla squadra.
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