Auto abbandonate, nuova legge sulla cancellazione dal PRA: regole più chiare e procedure più efficaci

Una riforma attesa da anni interviene sui veicoli fuori uso e sblocca la rottamazione anche in presenza di fermo amministrativo, rafforzando il ruolo dei Comuni e della filiera automotive

Auto abbandonate, nuova legge sulla cancellazione dal PRA: regole più chiare e procedure più efficaci
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Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 23 gennaio 2026, 10:57

Il tema delle auto abbandonate torna finalmente al centro dell’agenda legislativa con l’approvazione definitiva della nuova legge che disciplina la cancellazione dal PRA dei veicoli fuori uso, anche quando gravati da fermo amministrativo. Un passaggio chiave che segna una svolta concreta nella gestione di un fenomeno che da tempo incide su decoro urbano, sicurezza stradale e tutela ambientale, lasciando spesso cittadini e amministrazioni locali senza strumenti realmente efficaci.

La norma, approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica, è stata accolta con favore dagli operatori del settore automotive e, in particolare, da Confcommercio Mobilità, che ne sottolinea il valore sistemico e la capacità di rispondere a criticità operative irrisolte da anni. Il provvedimento interviene infatti su uno dei principali colli di bottiglia normativi: l’impossibilità di procedere alla demolizione di veicoli formalmente ancora iscritti al Pubblico Registro Automobilistico a causa di vincoli amministrativi.

Un problema che nel tempo ha prodotto effetti tangibili nelle città italiane, tra carcasse lasciate ai margini delle strade, occupazione abusiva di suolo pubblico e costi crescenti per la collettività, chiamata a farsi carico di rimozioni spesso complesse e giuridicamente incerte.

Veicoli fuori uso e fermo amministrativo: cosa cambia davvero

Il cuore della riforma riguarda la possibilità di procedere alla cancellazione dal PRA e alla rottamazione anche in presenza di fermo amministrativo, superando una delle principali incongruenze del sistema precedente. In passato, infatti, il fermo rappresentava un ostacolo quasi insormontabile, anche quando il veicolo risultava di fatto inutilizzabile, privo di valore commerciale e abbandonato da tempo.

La nuova legge introduce invece una distinzione più aderente alla realtà: quando un’auto è tecnicamente e funzionalmente un veicolo fuori uso, l’interesse pubblico alla rimozione e alla corretta gestione ambientale prevale, consentendo di chiudere l’intero iter amministrativo senza lasciare il mezzo in una sorta di limbo giuridico.

Un altro elemento centrale è il rafforzamento del ruolo operativo dei Comuni e degli enti proprietari delle strade, che potranno attestare formalmente lo stato di abbandono e inutilizzabilità dei veicoli rinvenuti sul territorio. Anche in assenza di un proprietario rintracciabile o collaborativo, sarà così possibile avviare le procedure di cancellazione e demolizione, garantendo tracciabilità e rispetto delle norme ambientali.

Una filiera più solida contro il degrado urbano

Dal punto di vista del settore automotive, la riforma viene letta come un tassello fondamentale per completare una filiera della mobilità più coerente e funzionale, in cui ogni attore – dalle amministrazioni pubbliche agli operatori privati – possa svolgere il proprio ruolo senza ambiguità.

In questo senso, Confcommercio Mobilità sottolinea anche il valore del confronto avviato con la base associativa, in particolare con ADQ – Associazione Autodemolitori di Qualità, che rappresenta circa 1.500 impianti autorizzati sul territorio nazionale. Imprese chiamate non solo a smaltire i veicoli, ma a garantire tracciabilità dei materiali, corretta gestione dei rifiuti e rispetto degli standard di sicurezza.

«L’ingresso di ADQ nella nostra Federazione – ha dichiarato il presidente Simonpaolo Buongiardino – completa la filiera della mobilità che rappresentiamo. È un passaggio che rafforza il settore e produce benefici concreti per cittadini e amministrazioni, contribuendo a liberare le strade da veicoli abbandonati e a migliorare il decoro urbano». Un messaggio che evidenzia come il tema non sia solo tecnico, ma profondamente legato alla qualità della vita nelle città.

Un provvedimento atteso da anni da enti locali e cittadini

La nuova disciplina risponde anche alle richieste delle amministrazioni locali, spesso lasciate sole nella gestione delle auto abbandonate, tra vincoli normativi, contenziosi e risorse limitate. La possibilità di attestare l’inutilizzabilità dei veicoli e di avviarli rapidamente alla demolizione rappresenta un cambio di passo importante, soprattutto per i Comuni medio-piccoli, dove il fenomeno è particolarmente diffuso.

Dal punto di vista ambientale, la riforma consente inoltre di ridurre il rischio di inquinamento legato alla dispersione di oli, batterie e materiali pericolosi, favorendo un recupero più efficiente delle componenti riciclabili. Un aspetto spesso sottovalutato, ma centrale in un contesto di transizione ecologica e di crescente attenzione alla gestione dei rifiuti.

Anche ADQ ha espresso una valutazione positiva del provvedimento, sottolineando come finalmente vengano messi a disposizione strumenti concreti e applicabili per affrontare un problema strutturale. Il ringraziamento al legislatore e il richiamo a un’attuazione uniforme sul territorio nazionale evidenziano però un punto chiave: la legge rappresenta un passo avanti, ma il suo impatto reale dipenderà dalla capacità di renderla operativa in modo omogeneo.

Verso un’applicazione uniforme della legge

Confcommercio Mobilità ha già annunciato che continuerà a lavorare al fianco delle istituzioni affinché l’attuazione della nuova normativa non resti sulla carta. L’obiettivo è evitare disparità territoriali e garantire che le procedure di cancellazione dal PRA siano davvero snelle, rapide e accessibili per tutti gli attori coinvolti.

In un Paese in cui il parco auto è tra i più anziani d’Europa, intervenire in modo strutturato sul tema dei veicoli fuori uso significa non solo risolvere un problema di decoro, ma anche rafforzare la legalità, ridurre i costi indiretti per la collettività e sostenere una gestione più responsabile della mobilità. La nuova legge va in questa direzione, offrendo finalmente un quadro normativo più chiaro e coerente con le esigenze reali del territorio.

 

 

 

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