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L'industria dell'auto chiama l'Europa su produzione, emissioni e accordi commerciali

Pubblicato il 11 febbraio 2026, 09:27
Dopo la lettera congiunta inviata da Volkswagen e Stellantis all’indirizzo del legislatore europeo, si muove anche Acea con un nuovo appello che ricalca in larga parte i punti toccati dagli a.d. dei due Gruppi europei. Ola Kallenius, presidente dell’associazione che riunisce i costruttori europei di auto, in tre punti chiede alla Commissione, nei fatti, di sostenere il suo stesso documento programmatico: “Il momento dell’indipendenza dell’Europa”.
I punti toccati da Acea spaziano dalla presa d’atto di quelle che sono le richieste dei cittadini europei in materia di scelte d'acquisto. Un variegato universo di 27 Stati e istanze differenti, in primis sull’elettrico, nel quale si registrano più velocità sulla transizione energetica.
Ampliare la rete di accordi commerciali
Sul tema dell’elettrificazione, al di là della debole domanda sui principali mercati continentali, c’è un punto legato alla catena di approvvigionamento delle batterie ma anche dei chip. La spinta da parte di Acea è per un’Europa che negozi più accordi commerciali come quello raggiunto con l’India e, nello specifico, approvi in Parlamento l’accordo Mercosur. In aggiunta, arrivi a un accordo di libero scambio anche con l’Australia e gli 11 Stati dell’Asia del Sud che compongono l’Asean.
Il rilancio della produzione automobilistica in Europa passa, secondo Acea, da schemi di incentivi per i costruttori: che siano costi energetici più bassi, politiche di snellimento delle procedurale, fino al sostegno degli investimenti iniziali e dei costi operativi per produrre celle delle batterie. Ancora: la richiesta di una “maggiore produttività”.
Rivedere gli obiettivi sulle emissioni
Accanto alla competitività della produzione industriale e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento con accordi mirati di libero scambio, Kallenius parla di “decarbonizazione pragmatica”. “Solo un settore che rimane competitivo a livello globale e mantiene il proprio vantaggio in termini di esportazioni può mobilitare gli investimenti necessari per la decarbonizzazione su larga scala.
(…) È necessario adottare in via prioritaria una modifica mirata che garantisca flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti sulle emissioni e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030. L’attuale proposta della Commissione relativa all'esonero dal rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 per le autovetture e i furgoni non è sufficiente e dovrebbe essere rafforzata dal Parlamento e dal Consiglio. In particolare i veicoli commerciali sono in una posizione difficile.
(…) relativamente agli obiettivi sulle emissioni di CO2 nel 2035, ritardare il meccanismo di compensazione fino al 2035 non è necessario: un’applicazione anticipata accelererebbe lo sviluppo del mercato dei carburanti sostenibili e materiali green avanzati”.
In sintesi, il complesso schema - tutto da approfondire - che la Commissione ha presentato nel quadro del riesame del Green Deal 2035 (emissioni di CO2 allo scarico a -90% anziché il solo elettrico; con il 10% residuo da compensare mediante carburanti a impatto carbonioso zero e acciaio green), si vorrebbe venisse anticipato.
Lo scoglio del 2030: elettrificazione ancora centrale
Guardando, poi, al 2030 e gli obiettivi sulle emissioni (50% di riduzione), Kallenius ribadisce: “Per raggiungere questi obiettivi, la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria dovrebbe aumentare notevolmente entro la fine del decennio, ma ciò non avverrà senza incentivi coerenti alla domanda in tutti gli Stati membri, prezzi dell'elettricità significativamente più interessanti rispetto a quelli dei combustibili fossili e una più rapida diffusione delle infrastrutture di ricarica. I consumatori devono sentirsi invogliati piuttosto che costretti a cambiare”.
Obblighi normativi da ripensare
I punti critici restano quelli noti, con le prese di posizione dei player dell’industria dopo la presentazione del riesame degli obiettivi del Fit for 55 verso il 2035. Temi di geopolitica - per gli accordi commerciali e le catene di approvvigionamento - che si intrecciano con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e una produzione di auto in Europa demoralizzata rispetto agli storici centri del blocco Centrale.
Un ultimo punto toccato dall’Acea riguarda le normative. L’Europa ha concesso per le vetture M1E - elettriche dal prezzo entro i 20 mila euro - una stabilità decennale dei requisiti di omologazione. La richiesta è di lavorare a un generale meccanismo di introduzione di nuove normative a lotti che coincidano con i cicli di sviluppo dei veicoli: “Anziché procedere con una costante attività normativa incrementale, la Commissione dovrebbe passare a lotti normativi allineati ai cicli di sviluppo dei veicoli, garantendo sicurezza alla pianificazione del settore. Le iniziative significative di semplificazione normativa non dovrebbero essere un evento isolato, ma parte integrante e continua del processo decisionale; ad esempio, la norma Euro 7 per i veicoli pesanti necessita di una radicale semplificazione per liberare gli investimenti destinati all’elettrificazione”.
I desiderata dell’industria sono chiari, adesso tocca al confronto con le istituzioni a Bruxelles e dai passaggi in Parlamento e Consiglio la “correzione” delle politiche industriali sull’auto.
Leggi la lettera integrale di Acea alla UE
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