Il car pooling mette la freccia sul car sharing: ecco perchè 

Mentre il pendolarismo intelligente accelera con numeri da record, il car sharing urbano fatica a tenere il ritmo, frenato da burocrazia e vandalismo
Il car pooling mette la freccia sul car sharing: ecco perchè 

Francesco ForniFrancesco Forni

Pubblicato il 25 febbraio 2026, 11:00

Cambio di rotta: sale il car pooling, scende il car sharing. Il 2025 testimonia come il car pooling aziendale stia accelerando, mentre il car sharing urbano appare bloccato. Secondo le analisi dell'Osservatorio Nazionale sul car pooling aziendale 2026, il "pendolarismo intelligente" ha superato la fase di rodaggio per diventare un vero e proprio motore della sostenibilità.

I 795.335 viaggi condivisi nell'ultimo anno hanno permesso di sfoltire il traffico di ben 454.819 auto private, risparmiando alle nostre arterie stradali oltre 12 milioni di chilometri di percorrenza.

Cambio di abitudini

Dietro a questo successo non c'è solo un'etica green, ma un risparmio economico che ha restituito agli utenti quasi 2,5 milioni di euro. I dati di Jojob evidenziano un salto prestazionale impressionante rispetto al 2023, con un incremento del 153% sia per i chilometri risparmiati che per le emissioni di CO2 evitate.

In questa ideale griglia di partenza, Torino si conferma la capitale indiscussa della mobilità collettiva con oltre 66.000 trasferimenti, piazzandosi davanti a Bologna e Milano.

A spingere sull'acceleratore è soprattutto la fascia dei trentenni, "neogenitori" e professionisti che vede nella condivisione non solo un risparmio, ma una risposta concreta alle carenze del trasporto pubblico extraurbano.

Il rovescio della medaglia

Se il car pooling corre grazie all'iniziativa privata delle aziende, il car sharing sta affrontando un momento delicato. Il quadro tracciato dal 9° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility, rivela una contrazione preoccupante dell'offerta a fronte di una domanda sostanzialmente invariata.

Nel 2024 i volumi sono scesi a circa 4,2 milioni di noleggi, con una flotta complessiva che si è assottigliata fino a sole 3.300 unità.

Le cause del crollo

Le ragioni di questa frenata non sono da ricercare nelle preferenze degli automobilisti, ma in una serie di guasti strutturali indicati da Giuseppe Benincasa di Aniasa. Il settore è vittima di una "cannibalizzazione" dovuta alla criminalità e al vandalismo nelle città, che ha impattato fortemente sulla flotta disponibile.

A questo si aggiunge un carico fiscale penalizzante, con l'IVA al 22% che grava sul servizio come fosse un bene di lusso. Senza un cambio di passo normativo la sfida della mobilità urbana rischia di restare orfana di uno dei suoi pilastri. Al contrario, il car pooling aziendale sembra poter guidare in solitaria la transizione verso un futuro meno congestionato. 

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