Milano Moves, l'assurdo piano anti auto che rischia di complicare la città

Il progetto punta su bici e pedoni con oltre 500 km di ciclabili, ma ridurre l’auto senza alternative concrete rischia di penalizzare la mobilità urbana e quotidiana degli automobilisti.

Milano Moves, l'assurdo piano anti auto che rischia di complicare la città
© Map360

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 14 aprile 2026, 15:30

Ciclabili Milano, i numeri non bastano

Nel documento presentato dal Comune si parla di 194 spazi pubblici da ripensare, di 109 tra strade, piazze e spazi scolastici da riqualificare con più superficie pedonale e di 404 chilometri di itinerari pedonali esistenti ma da risanare. È inoltre previsto un rafforzamento della moderazione del traffico, con nuovi cuscini berlinesi, passaggi pedonali più sicuri e fino a 1.800 paletti dissuasori per contrastare la sosta irregolare sui marciapiedi. Anche qui, il principio può apparire condivisibile: più sicurezza per utenti vulnerabili, più ordine nello spazio urbano, più tutela per i percorsi casa-scuola. Ma il rischio, ancora una volta, è confondere la qualità della città con la semplice riduzione del peso dell’auto.  

Perché una città funziona quando tiene insieme bisogni diversi, non quando ne privilegia uno solo. La bicicletta è utilissima per molti tragitti, così come i percorsi pedonali ben progettati migliorano quartieri e vivibilità. Ma la mobilità urbana non può diventare una gara morale tra mezzi buoni e mezzi cattivi. L’auto resta centrale in una filiera sociale ed economica che va ben oltre il singolo spostamento: accompagna il lavoro, garantisce flessibilità, serve chi vive in aree meno collegate e sostiene anche un settore industriale che in Italia ha ancora un peso rilevante in termini occupazionali e produttivi. Continuare a considerarla un ingombro da comprimere, invece che una componente da integrare con intelligenza, è un errore di prospettiva.

Inoltre c’è un tema di metodo. Möves è stato costruito anche attraverso un percorso partecipativo che, secondo quanto emerso nella presentazione, ha raccolto 1.175 contributi tra cittadini, associazioni ed enti locali. È un passaggio positivo, perché segnala un tentativo di ascolto. Ma la partecipazione, per essere davvero equilibrata, dovrebbe includere senza pregiudizi anche la voce di chi teme che questa trasformazione scarichi nuovi disagi sulla mobilità quotidiana. Non basta parlare di sostenibilità per sciogliere automaticamente il nodo dell’equità urbana.  

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