Milano Moves, l'assurdo piano anti auto che rischia di complicare la città

Il progetto punta su bici e pedoni con oltre 500 km di ciclabili, ma ridurre l’auto senza alternative concrete rischia di penalizzare la mobilità urbana e quotidiana degli automobilisti.

Milano Moves, l'assurdo piano anti auto che rischia di complicare la città
© Map360

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 14 aprile 2026, 15:30

Mobilità urbana Milano, serve equilibrio vero

La questione centrale, allora, non è dire no a ogni ciclabile o a ogni spazio pedonale. La questione è chiedere che la transizione urbana non venga costruita contro l’auto, ma con una visione equilibrata. In una città come Milano servono connessioni migliori, manutenzione seria del manto stradale, parcheggi di interscambio efficienti, trasporto pubblico capillare, tempi semaforici più razionali, gestione intelligente dei flussi e cantieri che non si sommino in modo paralizzante. Solo dopo, o almeno insieme, ha senso sottrarre ulteriore spazio alla circolazione privata.

Altrimenti il rischio è abbastanza evidente: una città che sulla carta si racconta più moderna, più verde e più accessibile, ma che nella vita reale diventa più complicata per migliaia di persone. Ed è proprio qui che l’impostazione di Möves merita una critica netta. Perché il tema non è difendere il traffico o negare i benefici della mobilità dolce. Il tema è difendere un principio di realtà: Milano non può pensare di funzionare mettendo l’automobile sempre e soltanto all’angolo.

Una politica urbana matura dovrebbe saper distinguere tra uso improprio dell’auto e uso necessario dell’auto. Dovrebbe colpire gli abusi, non criminalizzare chi guida. Dovrebbe creare alternative, non imporre sacrifici come se fossero automaticamente virtuosi. E dovrebbe ricordare che una metropoli europea moderna non è quella che elimina un mezzo, ma quella che riesce a far convivere tutti i mezzi senza trasformare ogni scelta in un conflitto ideologico.

 

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