Temi caldi
Hyundai e l'idrogeno: una storia d'amore iniziata prima che fosse di moda

Luca Talotta
Pubblicato il 11 maggio 2026, 00:01 (Aggiornato il 11 mag 2026 alle 06:40)
Il prototipo che nessuno vide e il coraggio di continuare comunque
I primi anni sono quelli che non finiscono sui comunicati stampa. Sono gli anni del lavoro silenzioso, dei fallimenti che non si raccontano, delle riunioni in cui qualcuno deve giustificare spese ingenti su una tecnologia che non ha ancora un mercato, che forse non l'avrà mai, che richiede infrastrutture che non esistono e probabilmente non esisteranno presto.
Nel 2000 arriva il primo prototipo: base Santa Fe, un SUV, una scelta già visionaria. L'idrogeno ha bisogno di spazio, ha bisogno di struttura, ha bisogno di un veicolo che sappia contenerlo con sicurezza. Il prototipo è grezzo, come tutti i prototipi che contano. Non è pronto per il mercato. È pronto per imparare.
Nel 2005 arriva il secondo, su base Tucson. Più compatto, più efficiente, più integrato. Ogni anno che passa, lo stack fuel cell diventa un po' più affidabile, un po' più durevole, un po' più simile a qualcosa che potrebbe uscire da una catena di montaggio. Gli ingegneri costruiscono sapere proprietario, centimetro dopo centimetro: sviluppano in casa la tecnologia dei serbatoi ad alta pressione, i sistemi di power electronics, l'architettura stessa della cella a combustibile. Non comprano tecnologia, la costruiscono. È una scelta lenta e costosa. È anche l'unica che, a distanza di decenni, può essere chiamata leadership vera.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading

