Nuova crisi dei chip, Acea: produzione verso lo stop, scorte in esaurimento

L'associazione dei costruttori invoca un impegno ancora maggiore nelle trattative per sbloccare la fornitura globale di chip
Nuova crisi dei chip, Acea: produzione verso lo stop, scorte in esaurimento
© Acea

Pubblicato il 29 ottobre 2025, 18:15 (Aggiornato il 30 ott 2025 alle 11:51)

L’industria dell’auto è nuovamente alle prese con una crisi di fornitura dei microchip ma le ragioni sono molto diverse dalla prima carenza di semiconduttori, tra 2020 e 2021, quando fu l’eccezionale domanda di diversi settori industriali a creare la carenza di chip per l'industria dell'auto.

Il caso Nexperia è prettamente di tipo politico, coinvolge i rapporti tra Cina, Stati Uniti ed Europa. A farne le spese, nell’immediato, è la produzione automobilistica, che globalmente ha già registrato lo stop di alcune fabbriche per carenza di fornitura di chip e si prospetta l’interruzione di altre linee.

Crisi dei chip: raddoppiare gli sforzi diplomatici

L’Acea, l’associazione europea dei costruttori d’auto, ha espresso le proprie preoccupazioni sull’interruzione della produzione in Europa, dovuta alla carenza di forniture di microchip. Le linee di produzione stanno operando ricorrendo agli stock di chip, mentre i costruttori sono alla ricerca di forniture alternative per alimentare la domanda di chip necessaria alle linee di assemblaggio delle auto.

"Sappiamo che tutte le parti coinvolte in questa controversia stanno lavorando alacremente per trovare una soluzione diplomatica. Allo stesso tempo, i nostri membri ci segnalano che le forniture di componenti sono già state interrotte a causa della carenza", ha affermato Sigrid de Vries, direttrice generale dell'associazione. "Ciò significa che l'interruzione delle linee di assemblaggio potrebbe avvenire nel giro di pochi giorni. Esortiamo tutte le parti coinvolte a raddoppiare gli sforzi per trovare una via diplomatica per uscire da questa situazione critica”.

La disputa Usa-Cina

Le parti sono, anzitutto, il governo cinese e quello statunitense, impegnati attualmente nella discussione su come superare l’applicazione di dazi, l’accesso a terre rare e, qui si innesta il caso Nexperia, la classificazione di alcune compagnie cinesi nell’elenco degli attori ostili agli interessi nazionali statunitensi.

Come se lo scenario non fosse sufficientemente ingarbugliato, la divisione europea di Nexperia, in Olanda, ha visto il governo assumere il controllo sulla base dei timori di un trasferimento di proprietà intellettuale dei chip prodotti nel Paese verso la controllante cinese Wingtech. L’inserimento di quest’ultima nell’elenco delle società cinesi ostili agli interessi nazionali statunitensi ha portato il governo di Pechino a imporre lo stop all’export dei chip ultimati al di fuori del Paese.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, le forniture dei chip sarebbero ripartite dalla divisione cinese di Nexperia, unicamente, però, ai distributori locali in Cina, e con una commercializzazione in yuan e non più in dollari, come avvenuto precedentemente alle tensioni commerciali e politiche intorno a Wingtech.

Tornando ad Acea, secondo un sondaggio svolto tra i propri membri, ovvero, 16 principali costruttori d’auto, veicoli commerciali e mezzi pesanti con base in Europa (Bmw, Daf, Daimler, Ferrari, Ford, Honda, Hyundai, Iveco, Jaguar Land Rover, Mercedes, Nissan, Renault, Stellantis, Toyota, Volkswagen e Volvo), alcuni prevedono l’imminente stop della produzione. I semplici chip forniti da produttori come Nexperia, sono impiegati dalle case auto in diverse centraline di controllo dei sistemi elettrici del veicolo.

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