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Dazi sulle elettriche cinesi, l'Europa apre sul prezzo minimo

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 12 gennaio 2026, 17:21 (Aggiornato il 12 gennaio 2026, 16:42)
Se i dazi sulle auto elettriche cinesi dovevano zavorrare e rallentare l’ascesa dei modelli sviluppati e prodotti all’ombra della Grande muraglia, il cui vantaggio competitivo era viziato da un ingiusto sostegno con fondi pubblici, l’obiettivo dell’Europa è stato largamente mancato. La crescita della quota di mercato detenuta dalle case cinesi in Europa è in costante ascesa.
Lo scenario che si affaccia sul 2026, in sostituzione dei dazi sulle auto elettriche, riguarda il prezzo minimo di vendita. Si tratta di un tema sul quale le trattative tra le istituzioni a Bruxelles e quelle di Pechino vanno avanti da 18 mesi.
Linee guida per i costruttori
Quel che si registra di nuovo, secondo quanto emerso dal Ministero cinese per il Commercio e da un documento diffuso da Bruxelles, è la presenza di linee guida dettagliate per le case auto che vorranno sottoporre un prezzo minimo di vendita ed evitare l’applicazione dei dazi.
La prima richiesta di applicazione di un prezzo minimo a un modello elettrico è stata avanzata da un costruttore ai tecnici europeei a inizio dicembre 2025, proposta che resta al vaglio di Bruxelles. Non si tratta ancora di un meccanismo che subentra ai dazi e opera automaticamente, secondo quanto spiegato dal portavoce della Commissione con delega al Commercio, Olof Gill.
L’Europa ha diffuso un documento con le linee guida alle quali i costruttori cinesi che intendono esportare auto elettriche in Europa devono attenersi per proporre un impegno di prezzo di vendita. L'obiettivo, ha chiarito Gill, resta la creazione di un mercato sul quale le case auto, europee e non, si confrontino in condizioni bilanciate.
Il prezzo minimo, per essere considerato congruo, dovrà compensare i sussidi dei quali il singolo costruttore ha beneficiato in Cina, secondo l’indagine conclusa nel 2024 dalle autorità europee. Se le valutazioni dei tecnici sull’impegno a vendere un determinato modello elettrico, prodotto in Cina ed esportato in Europa, saranno positive, allora tale prezzo minimo andrà a sostituire il relativo dazio applicato. Ricordiamo come i dazi sull’import di auto elettriche costruite in Cina valga, al momento, fino al 35,3% per il costruttore maggiormente penalizzato, il Gruppo Saic che commercializza in Europa soprattutto i modelli MG.
La produzione europea e il fronte ibrido
Diciotto mesi di dazi sulle elettriche cinesi hanno rivelato, in parallelo, due scenari in grado di aggirarne gli effetti. Da un lato le strategie di ampliamento della produzione e la localizzazione in Europa da parte dei costruttori, con gli impianti pronti a partire in Ungheria, Spagna e Turchia, avviati da Byd, Leapmotor e Chery. Dall’altro, la crescita costante e sostenuta delle vendite di modelli ibridi plug-in, sui quali le case cinesi si sono confermate competitor aggressivi per caratteristiche tecniche e prezzi.
Pechino saluta i progressi
Se la reazione di Bruxelles alle discussioni sull’impegno per un prezzo minimo è stata all’insegna della cautela, segnalando come si tratti di linee guida intorno alle quali valutare il da farsi per i singoli casi, con toni di maggiore apertura ha commentato Pechino. Il Ministero del Commercio, nello specifico, ha diffuso una nota con la quale sottolinea come “entrambe le parti (Europa e Cina; ndr) credano sia necessario fornire linee guida generali sull’impegno di prezzo per gli esportatori cinesi che esportano veicoli elettrici in Europa, consentendo loro di risolvere preoccupazioni rilevanti in un modo che sia più pratico, mirato e coerente con le regole del WTO (l’organizzazione mondiale per il commercio; ndr).
A tal fine, l’Europa diramerà il documento con le linee guida con il quale riconosce che valuterà ogni impegno di prezzo in modo obiettivo e giusto, seguendo i principi di non discriminazione e nel rispetto con le regole del WTO.
I progressi riflettono lo spirito del dialogo e l’esito delle consultazioni tra Cina e Unione Europea”
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