Quasi dieci anni dopo aver raggiunto il risultato di auto più venduta d’Europa, Fiat 128 trova finalmente la sua degna erede. Il progetto vede la luce nel 1978, ma già dal 1972 Fiat, mentre esulta per la vittoria di 127 come Auto dell’Anno, si mette al lavoro per trovare una vettura che possa lottare sul mercato contro Volkswagen Golf (soprattutto) e Renault 14, in quel periodo storico le leader del segmento C in Europa.

LA ASSEMBLANO I ROBOT

Gli stabilimenti di Cassino e Rivalta danno il via alla produzione. La macchina che sta per nascere ha già nelle catene di montaggio un anticipo di storia: perché è la prima auto italiana di sempre con assemblaggio automatizzato attraverso l’utilizzo di robot.

Mica male per una vettura che in realtà, nelle intenzioni aziendali e del Centro Stile guidato da Gianpaolo Boano, non deve avere chissà quale potente tecnologia, quanto semmai adempiere alle richieste di funzionalità e comfort che una berlina deve avere per il cliente.

CARROZZERIA: LINEE CIRCOLARI E SPIGOLOSE

Parte così il progetto, in origine chiamato 138. È una classica berlina a tre o cinque porte lunga circa 4 metri. Fiat vuole che spicchi sulle altre auto concorrenti, e affida il compito alla carrozzeria, che mostra un design inedito.

Innanzitutto, la nuova berlina Fiat ha il portellone posteriore, il cosiddetto hatchback, che nella seconda metà degli anni ’70 trova terreno fertile soprattutto negli USA, un mercato che la Casa torinese vuole aggredire proprio con la sua creatura in procinto di nascere.

Ma la vera novità è rappresentata dal paraurti in plastica adesso parte integrante della carrozzeria e non più elemento separato da essa e quindi sporgente. Poi, colpiscono le forme: una perfetta alternanza tra circolari e spigolose. Linee rette come quelle della carrozzeria e i fari posteriori rettangolari in contrasto con le luci anteriori, circolari proprio come le maniglie delle portiere. Gli interni spaziosi, con la plancia interamente in plastica, completano il quadro. E al Salone dell’Automobile di Torino del 1978 viene presentata Fiat Ritmo.

IL TITOLO SFUGGE PER 12 VOTI

La prima serie di Fiat Ritmo viene lanciata con tre motorizzazioni: 1100, 1300 e 1500cc, tutte derivate dal 4 cilindri della 128, con potenze che vanno dai 60 a 75 CV nei due allestimenti L e CL. Per portarsela a casa, bastano 4-5 milioni di lire.

La macchina piace a pubblico e addetti ai lavori, e solo 12 punti le vietano di vincere il premio di Auto dell’Anno 1979, dietro alla Horizon della Chrysler ma davanti alla Audi 80.

LA QUESTIONE DEL NOME E LA PASSIONE DI BARACK OBAMA

Fiat Ritmo conosce anche una seconda serie e una versione cabriolet disegnata da Bertone, nonché alcuni modelli più potenti come 105 TC, 130 TC o la 125 TC marchiata insieme ad Abarth, una vera e propria Gruppo N. Dalla sua piattaforma nascerà in seguito anche Fiat Regata, che coprirà assieme alla “sorella” tutto l’arco degli anni Ottanta.

Ma la vettura ottiene buoni successi di vendita anche in Inghilterra e Stati Uniti, dove viene però commercializzata come Fiat Strada. Leggenda narra che nei Paesi anglosassoni il termine Ritmo, in inglese “rhythm”, sia stato stoppato perché stava ad indicare il ciclo mestruale femminile. Nulla di confermato, ma poco male, perché le questioni di carattere anatomico non hanno influito su un giovane americano di colore che negli anni Ottanta, ottenuta la patente, decide che la sua prima macchina sarà proprio Fiat Strada. Si chiama Barack Obama, ne sentiremo parlare.

1989: LA “VENDETTA” DI FIAT TIPO

Nel 1988 Fiat decide di fermare la produzione della Ritmo. Una storia bella e di successo, quantificata in oltre 2 milioni di esemplari prodotti. La sua erede sarà la Tipo, che nel 1989 “vendicherà” quei maledetti 12 voti di dieci anni prima andando a vincere il titolo di Auto dell’Anno.

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