Guido Meda: Leclerc e gli dei dell'auto meritano rispetto

Guido Meda: Leclerc e gli dei dell'auto meritano rispetto

Una giornata a bordo di una Ferrari di F1 (del 2005) a tre posti, guidata dal giovin Charles e capisci che non c’è nulla di umano

di Guido Meda

17 novembre 2020

L’ho sempre detto e vorrei farlo: prima di chiudere gli occhi per sempre (si parla del 2080 o giù di lì) vorrei aver guidato una Formula 1.

È giusto che lo pensi ogni appassionato di auto, ma più per poter dire di averlo fatto che per puntare al tempone.

Di questi tempi a dire il vero è sul tampone, quello con la “a”, che riesco meglio, intanto - ecco - lo sfizio di avere un’idea me lo sono cavato con qualche giro a Fiorano da passeggero della Ferrari F1 “three seater” guidata da Charles Leclerc.

In pista con il "Predestinato"

In un giorno di pioggia siamo stati una decina a farci scarrozzare da lui. A due a due, accomodati - si fa per dire - in due colombari ricavati nelle pance di una F1 del 2005 con il dieci cilindri che urla e il cambio che fa un clonk di ferramenta ogni volta che la prima va dentro.

Leclerc è carino da matti; rasserenante prima, di compagnia durante il briefing, curioso, interessato a tutto, comprese le mie care motociclette, e gasato al volante. Non ha mai nemmeno un secondo l’aria del taxista annoiato.

Al momento di andar via dal box, insalamati e avvolti da un frastuono superiore a qualunque altro, mi strizza l’occhio dallo specchietto e andiamo.

Ha le gomme già calde da qualche altro giro fatto in precedenza e spinge da subito. Culo per terra, mani salde su un tubo del telaio che mi passa davanti al casco vorrei godermi la giostra, ma non c’è mica tempo. Accelera, stacca, inserisci, curva, esci, riallunga, rifrena. Porca miseria, nonostante sia bagnato in terra, non ho mai provato e non proverò mai più niente di automobilisticamente tanto forte.

Arriva luuuungooo a un tornante e penso: “ecco, ‘sto ragazzo fa le pole e vince le corse e va a sbagliare proprio con me dentro...”. Corregge, entra lo stesso, un po’ lontano dal cordolo e rilancia l’urlo. Le domande tipiche le so.

Esperienza senza precedenti

Com’é la staccata? Contronatura. Le cinture ti staccano le clavicole, la testa vorrebbe andarsene affambagno e fino all’ultimo metro pensi che la macchina non si fermi. E l’accelerazione? Uguale e contraria rispetto alla staccata.

Qualsiasi GT da 700 cavalli sembra una macchina rotta al confronto. Cosa fa più impressione? Il cambio di direzione veloce! Vedi le ruote sul cordolo, che sfiorano l’erba bagnata, ti partono testa e stomaco all’unisono da una parte e quando pensi che la macchina stia per staccarsi da terra e volare via, tutto si bilancia dalla parte opposta. E non vola via niente. Leclerc ha la dote naturale di non trasmettere nessuna insicurezza. Fa un milione di cose al secondo e tu che ascolti sibili, cigolii e oscillazioni, ne percepisci la qualità sicura.

Solo rispetto

Scendo ebete, frullato, sudato, contratto e tremante, ma dovessi dire che per un solo istante ho avuto paura di qualcosa direi una bugia; e non credo dipenda dal mio livello di incoscienza. Non oso immaginare cosa significhi girare sull’asciutto, magari con una macchina di quelle attuali, ma ho capito che ogni qualvolta alziamo la cresta credendoci bravi al volante dovremmo rivedere i nostri parametrini e rientrare umili nella nostra tazzina.

E ogni volta che diamo del bidone a qualunque pilota di Formula 1 stiamo bestemmiando gli dei dell’auto.

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