Mobilità elettrica e paradossi: il realismo del denaro

Mobilità elettrica e paradossi: il realismo del denaro

In Italia incentivi ancora al ralenty e mercato al palo, mentre tutti spingono per un futuro elettrico lontano dal realizzarsi e sono in arrivo le normative per l’euro 7: manca una visione complessiva che sappia gestire la transizione pensando anche al presente

di Pasquale Di Santillo

16 maggio

Alla fine, come sempre, è una questione di denaro. Di come e per cosa si spende. E di tempo, cioè la reattività con la quale quello stesso denaro viene immesso nel circuito in un momento in cui il mondo, tutto il mondo, sembra avere, legittimamente, altro per la testa.

In queste settimane difficili, fatte di guerra e di dolore in una parte del mondo non troppo lontana da noi, si continuano a leggere cose, apparentemente giuste, ognuna presa nella sua oggettività. Ma che messe tutte insieme regalano un panorama complessivo di grande confusione, amplificato dalla distonia con quanto di grave sta accadendo. E in effetti, parlare di incentivi auto, in un momento del genere, è quantomeno stridente, pur nella consapevolezza che la vita, in una maniera o nell’altra deve andare avanti.

I ritardi pesano

E che la guerra in Ucraina - che ahinoi si prospetta molto più lunga di quello che si ci poteva augurare - ha già effetti e ne avrà ancora di più a lungo termine, sulle vite di tutti noi, come, nello specifico, sull’automotive. Prendendo spunto dagli incentivi di casa nostra, al momento di scrivere, il decreto che li disciplinava, a venti giorni dalla sua firma, ancora non era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e quindi di fatto, l’operazione per riaccendere il mercato e rallentare la crisi di vendite e di conseguenza produttiva, ancora non è partita, mentre anche aprile è andato a farsi benedire. Il che significherà numeri ancora bassi a completare il primo quadrimestre 2022 da incubo per tutti i Costruttori.

Tante parole, pochi fatti

Tutto questo nel frattempo mentre il Governo, meglio una parte, continua a fare proclami per quella che dovrà essere la mobilità del futuro fatta di elettrificazione, addirittura di idrogeno per i veicoli commeciali leggeri e pesanti. Insomma, tante belle parole e propositi, non sostenuti però, al momento da un fatto concreto che è uno, compreso questo ritardo incredibile (dopo i due mesi di vana attesa) nel varo definitivo degli incentivi stessi, condizionati anche dal vincolo dei sei mesi per le immatricolazioni delle auto incentivate. Una tempistica praticamente impossibile da rispettare con gli attuali ritardi nelle consegne. Questo, mentre è attesa per luglio la pubblicazione definitiva delle normative relative all’Euro 7.

La realtà dice altro 

Ora, nella battaglia, tra l’ideologia (elettrica) e il realismo (neutralità tecnologica), non è che qualcuno, per caso, riesce a stare con i piedi per terra, a guardare avanti con una visione precisa, senza correre il rischio di sprofondare nelle sabbie mobili di un presente da gestire, a tutela dei cittadini-clienti con le tasche sempre più vuote (tra bollette, tasse, benzine e molto altro) che non possono nemmeno lontanamente permettersi di acquistare un’elettrica alle cifre che girano?

Dice nulla a nessuno il dato che evidenzia come in Italia la Dacia sia il Marchio straniero più venduto ai privati? Possibile non si riesca a comprendere che l’ambiente ha almeno la stessa importanza della sopravvivenza economica delle persone? E che in fondo bisogna solo studiare la maniera più intelligente per superare questo (lungo) periodo di transizione cercando di generare il minor numero possibile di danni?

Alla fine, come detto all’inizio e come certifica una ricerca di Deloitte, dipenderà sempre dal denaro. Se l’obiettivo della Commissione Europea è quello di arrivare ad avere sulle strade 30 milioni di veicoli elettrici al 2030, non basteranno i 45 miliardi stanziati ma ce ne vogliono molti di più per infrastrutture, supporto alle imprese e agli acquisti. Questione di denaro, appunto.

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