Era, per alcuni, l’icona della rivoluzione self driving. La cyber macchina con il marchio della Mela avrebbe dovuto vedere la luce fra quattro anni, a coronamento di un progetto estremamente ambizioso.

E invece, salvo ulteriori ripensamenti, il cosiddetto “Project Titan” è stato ridimensionato e di auto targate Apple non ne vedremo: troppe le difficoltà in fase di sviluppo, troppo pochi i passi in avanti nonostante il grande dispiego di risorse finanziarie e umane investite nel programma.

La società guidata da Tim Cook si concentrerà sulle tecnologie che faciliteranno e faranno funzionare le auto a guida autonoma. E cercherà di venderle alle case automobilistiche. Con o senza acquisizioni di grido come quella paventata dal Financial Times, secondo cui Apple sarebbe interessata a investire in McLaren Technology Group, la società inglese che possiede il team di F1.

In campo, lo ricordiamo, non c’è però solo Apple. Ci sono Google e ci sono tutti i big del settore automotive, da VW-Audi a Ford, da Nissan-Renault a Mercedes, da Volvo a Bmw per arrivare ovviamente a Tesla Motors. Anche senza Apple, insomma, il fenomeno self driving car promette di portare in strada migliaia di veicoli automatici entro il 2020, magari sfruttando la popolarità di servizi come Uber, che ha acquistato di recente una startup (Otto) specializzata in robotica per entrare anch’essa in gioco.

La nascita del consorzio 5G Automotive Association, una partnership che coinvolge nomi quali Audi, Bmw e Daimler (per il mondo automobilistico) ed Ericsson, Huawei, Intel, Nokia e Qualcomm (per la parte tecnologica) conferma in proposito come, sulla guida autonoma, la strategia di molti sia quella di non muoversi in modo indipendente.

La nuova alleanza nasce infatti per facilitare lo sviluppo di soluzioni di comunicazione a bordo dei veicoli, la sicurezza stradale con applicazioni ad hoc e l’implementazione di soluzioni di trasporto intelligente nelle città. Il tutto sfruttando le reti mobili 5G capaci di gestire una mole di dati sensibilmente maggiore rispetto alle attuali e quindi più adatte a connettere tutti i dispositivi installati dentro gli abitacoli o attivi sulle strade. Si parla non a caso di applicazioni “vehicle-to-everything”, pensando all’auto come a un “cervellone” in grado di comunicare con qualsiasi oggetto/apparato dotato di connettività e intelligenza software.

A proposito di Google Car. A fine settembre è rimbalzata dagli la notizia (confermata) di un nuovo incidente per la vettura a guida autonoma del colosso di Mountain View. Una delle Lexus “tester” in circolazione sulle strade della Silicon Valley si è scontrata con un furgone passato col rosso al semaforo. Da Google hanno commentato con una nota molto significativa l’accaduto: “L’attraversamento col rosso è la principale causa degli incidenti urbani che avvengono tutti i giorni negli Stati Uniti. L’errore umano ha un ruolo nel 94% di questi incidenti, ed è per questo motivo che stiamo sviluppando una tecnologia di auto a guida autonoma per rendere le nostre strade più sicure".