Continua l’allarme smog lungo la penisola italiana. Se Roma pare avere una leggera tregua alla limitazione del traffico, lo stesso non si può dire della Pianura Padana e delle sue aree circostanti. Il blocco ai veicoli diesel Euro 4 compreso parte da domani, 29 gennaio. Saranno coinvolti Torino e la sua area metropolitana, Milano e altre otto province, 22 comuni dell’Emilia Romagna e, da segnalare, c’è anche l’allarme arancione in Veneto. Dulcis in fundo, stop auto domenica prossima (il 2 febbraio) nel capoluogo lombardo: “Milanesi e turisti si preparino a trascorrere una giornata in città a piedi, in bici, sui mezzi pubblici ed elettrici”, ha scritto su Facebook il sindaco Giuseppe Sala dopo aver emanato il divieto.

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A nulla è servita la settimana di pioggia e vento. Terminate le precipitazioni, il livello di Pm10 è risalito di nuovo oltre i limiti, e adesso la situazione si fa davvero critica costringendo le amministrazioni locali a seguire rigidamente le regole del “Nuovo Accordo di Programma per l'adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell'aria nel Bacino Padano”.

La situazione in Piemonte

In Piemonte l’affare si fa serio. Torino è, infatti, la città italiana con più smog da un decennio a questa parte. I dati di Mal’aria, all’interno del report annuale che Legambiente stila riguardo l’inquinamento atmosferico delle aree urbane, fanno di Torino la città col più alto livello di polveri sottili sia nel 2019, ma anche degli anni precedenti. A rincarare la dose ci pensa l’Arpa che nei giorni passati ha rilevato livelli davvero eccessivi di micropolveri oltre i limiti d'attenzione, con punte di addirittura 100 microgrammi al metro cubo. Il nuovo blocco che parte da domani coinvolgerà ben 22 comuni dell'Area metropolitana di Torino e Novara.

Le morti premature

Le preoccupazioni per la situazione attuale riguardano soprattutto la salute dei cittadini. L’aumento delle polveri sottili rappresenta una seria minaccia: non solo mezzi di trasporto, ma anche sorgenti quali il riscaldamento domestico, l’industria, l’agricoltura contribuiscono ad alimentare l’inquinamento atmosferico. Alla conta dei numeri, in Italia si parla di circa 60mila morti all’anno. Numeri impressionanti che dovrebbero far riflettere sull’urgenza di trovare una soluzione, per il bene di tutti.

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