La sigla 308 definisce due distinte serie della compatta Peugeot, ma anche due automobili che difficilmente potrebbero essere così diverse tra loro pur condividendo il nome, una grossa novità per la Casa francese che prima d’ora aveva sempre accompagnato il passaggio generazionale con un cambio di sigla.

Generosa, ai limiti dello spreco, la prima, datata 2007, razionale e sofisticata la seconda, arrivata nel 2013. Hanno tuttavia incarnato altrettanto fedelmente la filosofia della Casa di Sochaux e i grandi cambiamenti che ha vissuto nell’ultimo ventennio.

Nel 2007 la prima generazione

La prima 308, sostituta della 307, non rappresentava una novità dal punto di vista tecnico o stilistico, ma arrivava al culmine del periodo di espansione vissuto dalle Case all’inizio degli Anni Duemila: misure abbondanti, con lunghezza di 4,28 metri, ma spazi non altrettanto abbondanti e un bagagliaio da 350 litri, (gli stessi della contemporanea Golf che aveva però misure più raccolte). Aveva linee elaborate e cariche, oltre a una gamma articolata non soltanto nelle combinazioni motori allestimenti ma anche nella scelta delle carrozzerie. Questa includeva una wagon lunga 4,5 metri e ancora più voluminosa, con la possibilità dei sette posti (non a scomparsa, come sulla 307) e la Coupé-Cabrio CC, l’ultima decapottabile di Peugeot che avrebbe poi abbandonato quella nicchia.

L’offerta di motori non mostrava particolari novità tra i turbodiesel, dove continuava a prosperare la famiglia dei DV7DW progettati insieme a Ford, con le unità 1.6 HDi da 90 e 110 cv e il 2.0 da 136 cv, mentre i benzina erano: 1.4 e 1.6 con 16V serie Prince, sviluppati con BMW (che li utilizzava per la gamma Mini) e siglati VTi, dotati di fasatura variabile e con potenze di 95 e 120 cv per le versioni aspirate e 150 e 175/200 cv per quelle sovralimentate THP, destinate a declinazioni sportive di scarso successo. 

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Sul mercato usato

In generale, la prima generazione di 308 sembra essere stata dimenticata piuttosto rapidamente e anche la disponibilità di esemplari usati è modesta, con preferenze nette per i millesei. Si trova infatti qualche esemplare di berlina 1.6 a benzina (l’1.4, giudicato appena sufficiente già per la Mini, è più unico che raro), mentre i turbodiesel da 90 cv sono stati apprezzati dalle flotte come testimoniano la prevalenza di allestimenti Business e i chilometraggi sostenuti, persino sulla imponente wagon, il più facile da trovare è l’1.6 Hdi da 110 cv.

Le unità più potenti invece si incontrano sulle poche, ma nemmeno rarissime, CC, di cui si possono rintracciare esemplari dotati del THP o dell’HDi 2.0 litri, piuttosto svalutate e forse per questo interessanti per chi volesse levarsi lo sfizio di una coupé-cabriolet con tetto metallico a meno di 10mila euro. È invece praticamente inesistente la berlina a 3 porte, che Peugeot ha lanciato nel 2008 ma tolto di listino meno di due anni più tardi viste le richieste ridottissime, che hanno poi convinto la Casa ad abbandonare del tutto questa variante sulle generazioni seguenti.

Nel 2013, più grande e filante

La nuova 308, introdotta nel 2013, è l’auto che ha segnato un passaggio epocale per la Casa, e non soltanto per la scelta già citata di mantenere invariato il nome: il marchio del Leone (in realtà l’intero gruppo PSA) ha operato una radicale e coraggiosa razionalizzazione, riducendo i modelli a quelli di più larga diffusione e sviluppando nuove piattaforme più moderne ed efficienti con tecnologie per la sicurezza attiva (ADAS) all’avanguardia.

Assieme alla piccola 208, questa 308 è l’auto che meglio ha tradotto in pratica il concetto di downsizing non soltanto motoristico: misure ridotte di qualche cm, con lunghezza di 4,25 metri, larghezza di 1,80 esatti e altezza scesa da 1,49 a 1,45 metri, ma un bagagliaio da 420 litri. Inoltre, dentro sono apparsi il “tablet” che raggruppa il grosso delle funzioni di bordo e l’i-cockpit con volante di diametro ridotto e la strumentazione rialzata. L’unica variante rimasta a listino e presentata un anno dopo è stata la SW, questa sì più lunga della precedente (4,58 metri) ma più bassa e affusolata, con passo più lungo di 11 cm rispetto alla berlina e bagagliaio da 610 litri.

Poche conferme dal punto di vista tecnico, essenzialmente i motori, che hanno debuttato con unità più snelle, 1.2 da 82 cv e 1.6 THP da 125 cv o 155 cv a benzina e 1.6 HDi da 92 e 115 cv. Di questi, soprattutto dei primi, si trovano relativamente poche tracce perché già nel 2008, con l’arrivo della SW appunto, hanno esordito i nuovi 3 cilindri benzina PureTech Turbo da 110 e 130 cv.

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Le sportive

Menzione a parte per le versioni sportive, inizialmente limitate alle GT con motori 1.6 THP da 205 o 225 cv, ma che non hanno fatto breccia almeno inizialmente. Finché, nel 2015, Peugeot ha introdotto una vera GTi by Peugeot Sport con motore 1.6 turbo da 250 o 272 cv, la seconda con specifiche differenti di assetto, freni, allestimento e dotata di differenziale autobloccante poi rimasta l’unica GTi a listino e l’unica effettivamente rintracciabile tuttora come usato, con quotazioni medie di poco superiori ai 22mila euro.

A listino ci sarebbero in realtà parecchie soluzioni intermedie, dal semplice ma evocativo allestimento GT-Line alle GT vere e proprie, con motori più potenti incluso il 2.0 HDi da 180 cv, che però sono passati quasi inosservati. Il grosso dell’offerta a gasolio sul mercato dell’usato resta rappresentato dai 1.6 BlueHDi da 100 e 120 cv, nell’allestimento Business (con moltissimi esemplari ex-aziendali) o Allure, e dai loro eredi, i nuovi 1.5 16V BlueHDi Euro6D-Temp da 100 e 130 cv, che si trovano non di rado abbinati al cambio EAT8 a 8 rapporti arrivato nel 2018 a sostituire il precedente EAT6 e disponibile con gran parte dei motori.

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