Quale sarà la priorità per i prossimi mesi del 2020? Smaltire a tutti i costi le scorte di auto invendute nei concessionari anche a prezzo di sconti fortissimi, oppure salvaguardare e privilegiare i lanci dei nuovi modelli che erano previsti in primavera e che dovranno slittare di qualche mese?

Bisogna per forza agire su entrambi i fronti. Prima dobbiamo rialzarci in piedi e poi cominciare a camminare. Non si può fare il secondo passo se non si esegue il primo. Cioè rialzarsi, vendere le auto già attualmente in stock presso i concessionari. Questa è una necessità a brevissimo termine perché i venditori hanno avuto una interruzione immediata del flusso del fatturato fin dai primi giorni di marzo, nel momento del lockdown, che non è stata accompagnata da una interruzione dei loro costi altrettanto tempestiva perché certi processi di spesa erano già in atto. Per cui questa situazione sta mettendo a rischio i conti dei concessionari e la loro stessa sopravvivenza. Per cui la priorità è rialzarsi, ma bisogna tornare a pianificare il futuro e portare sul mercato le novità che erano state annunciate.

Auto, speciale Ripartiamo

Al netto delle priorità, perché per il Governo l’auto non sembra essere importante nonostante tutto quello che significa per il Paese?

L’attuale governo finora ha preso misure orientate non al sostegno generale del mercato ma al rinnovo del parco circolante limitandolo però a tecnologie ultra virtuose a bassissime o nulle emissioni, come l’elettrico. Invece bisognerebbe favorire di più tutte quelle tecnologie moderne, come gli Euro 6, che raggiungono limiti di emissioni molto più bassi dell’attuale parco circolante vetusto ma che non hanno finorta goduto di appoggi.

Se lo Stato le chiedesse di scegliere un unico tipo di incentivo tra quelli proposti da UNRAE o un altro che non è inserito, però molto sostanzioso per il settore dell’auto, verso quale direzione lo indirizzerebbe?

Suggerirei su un forte incentivo per favorire l’esaurimento dello stock presso i concessionari. Per aiutare i concessionari che rischiano di chiudere bisogna vendere le auto in stock nelle rivendite, ma l’unico modo adesso per attrarre i clienti è usare la leva del prezzo. Però non può essere il concessionario a praticare sconti elevati altrimenti perde il proprio margine di profitto ed entra in una spirale economica ancora più negativa. Deve essere lo Stato a mettere sul piatto un sostegno economico consistente.

Incentivi, la deluzione delle associazioni

Secondo lei alla luce dei due mesi di lock down, il limite dei 95 g di CO2 diventerà  anacronistico e si ridiscuteranno nuove misure a scalare per i prossimi 5 anni oppure pensa che le autorità europee da questo orecchio non ci sentiranno proprio?

Probabilmente l’Europa rifletterà sulla cosa, ma noi come gruppo Volkswagen ci siamo già espressi sull’argomento: l’ad del Gruppo Volkswagen, Herbert Diess, ha recentemente detto che le regole sono già scritte da tempo e le rispetteremo.

Ecobonus, cosa fare

Quanto tempo ci vorrà per assorbire il danno prodotto dal Covid-19 e tornare ai volumi del 2019 e come cambierà il mondo dell’automotive dopo questa lunga emergenza?

L’impatto forte della crisi sarà limitato al 2020: le previsioni per quest’anno parlano di un mercato italiano che potrebbe attestarsi fra il 1,1 milioni di auto vendute nella peggiore delle ipotesi e l’1,3 milioni nella visione più ottimistica contro gli oltre 1,9 milioni di veicoli venduti nel 2019. Ma io ricordo che già nel 2013, per effetto della crisi economica, il mercato scese a 1,3 milioni di vetture. Perciò la crisi attuale è simile per proporzioni a quella superata sette anni fa. Ma rispetto ad allora le aziende si sono ristrutturate ed organizzate meglio per gestire volumi di un mercato attorno al milione e mezzo di auto. Quello che non si può prevedere del tutto adesso è l’effetto psicologico della crisi a lungo termine sugli acquirenti di auto di quelle categorie che hanno subito forti perdite o che non potranno ripartire a breve.