Una macchina di dimensioni medie che si ponga a metà nel percorso che va dalla piccola Appia alla grande Flaminia: è la caratteristica che ai vertici della Lancia chiedono alla fine degli anni Cinquanta per una nuova vettura da presentare al Salone di casa, a Torino, del 1960.

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L'Italia è uscita dal secondo dopoguerra rilanciando la propria economia, siamo agli albori del boom economico che esploderà negli anni '60, le auto sono diventate parte integrante della vita degli italiani, fenomeno di costume a cui Lancia non può non partecipare. Il Marchio è appena passato sotto la direzione di Carlo Pesenti, amministratore del gruppo Italcementi, che vuole sviluppare la nuova berlina richiesta dal mercato sfruttando innovazioni tecnologiche sino a quel momento mai viste nel campo dell'automotive italiano.

Per farlo, affida il compito all'ingegnere Antonio Fessia, che in Fiat non era riuscito a sviluppare le idee rivoluzionarie che aveva già sperimentato alla fine degli anni '40 con il prototipo Cemsa Caproni F.11, idee riassumibili in due elementi: motore 4 cilindri e trazione anteriore.

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IL PRIMO BOXER LANCIA E LE ALTRE NOVITà TECNICHE

E alla fine, è un quattro cilindri il motore che viene montato sulla nuova macchina, che mantenendo la tradizione di adottare nomi di strade consolari dell'Antica Roma, prende il nome di Flavia.

Ma non è solo il propulsore in alluminio da 1.5 litri il protagonista tecnico della berlina, che conferma la trazione anteriore. Le caratteristiche, inusuali per l'epoca, sono diverse: il telaio a scocca portante e non più scatolato, l'impianto frenante a doppio circuito idraulico e dischi a tutte e quattro le ruote, lo schema specifico delle sospensioni indipendenti. Unica "pecca" sono i soli 78 cavalli erogati dal motore - il primo boxer della storia Lancia -, giustificati tuttavia dal fatto che la macchina è alla fin dei conti una vettura per la famiglia.

COMODA E PRATICA

E lo fa intendere il design e le caratteristiche interne. Lancia Flavia è sobria fuori e comoda dentro, ma soprattutto con uno spazio ampio a sufficienza per contenere fino a sei passeggeri. Costruita con materiali di qualità e un livello di finiture eccelso, si dimostra anche molto affidabile e pratica alla guida. Nonostante il prezzo leggermente più elevato rispetto alle concorrenti di mercato, il successo commerciale è ottimo.

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TRE CARROZZERIE PER TRE VARIANTI

Le successive serie non tardano ad arrivare. Una delle prime, e più note, è la cosiddetta "1.8 Iniezione", che alza la cilindrata (e i cavalli) e aggiunge l'iniezione meccanica. Ma le versioni alternative sono tre, ognuna realizzata in collaborazione con le più prestigiose Carrozzerie italiane: Pininfarina firma la Coupé (che potrà vantare anche una breve ma significativa carriera sportiva), Zagato è artefice della Sport e Vignale la trasforma in cabriolet per la Convertibile.

Lancia Flavia copre tutti gli anni Sessanta, terminando ufficialmente la produzione nel 1971. Seguirà la 2000, quest'ultima considerata da alcuni un'ulteriore generazione di Flavia, ma in realtà modello a parte. Anche Flavia entra quindi a far parte della schiera di Lancia storiche, protagonista dei tempi in cui scegliere un modello del Marchio torinese era una priorità.

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