Sarà la voglia di esclusività assoluta – 3 esemplari appena –. Sarà la voglia di generare un extra di attenzioni – posto che una Aventador SVJ non sia già abbastanza. Sfugge tuttavia un chiaro “perché” alla trasformazione del punto più alto della supercar del Toro in una Mansory Cabrera.

Il nome del progetto, celebrativo dei 30 anni di attività dello specialista del tuning, è tra i pochi elementi che si inseriscono nel solco fedele a Lamborghini. Come Gallardo e Miura, Cabrera fa parte della razza di tori neri da combattimento, il Toro de Lidia.

Il design fa discutere

Dalla Aventador SVJ si allontana drasticamente nelle soluzioni di stile. La carrozzeria è realizzata interamente in fibra di carbonio, tra elementi a vista e altri in tonalità Vento Verde. Il frontale accoglie fari full led in quattro elementi controllati singolarmente, il cambiamento forse più marcato se messo a confronto con Aventador.

Non sono solo le appendici aerodinamiche, tra splitter, pinne davanti le ruote anteriori, minigonne, ala, doppio diffusore, a caratterizzare la trasformazione attuata da Mansory. Cambia anche l’ampiezza delle carreggiate, allargate di ben 4 centimetri, con cerchi forgiati e dotati di anello aero in carbonio tra le possibili soluzioni: 20 pollici la misura sull’asse anteriore, 21 pollici al posteriore, gommati Pirelli P Zero.

Parola d'ordine: prestazioni esagerate

Il motore V12 è spinto fino agli 810 cavalli e 780 Nm di coppia, valori del 6.5 litri che verranno superati dalla hypercar da pista che Lamborghini ha in cantiere. Le prestazioni di Mansory Cabrera? 355 km/h di velocità massima, 2”6 dichiarato sullo scatto 0-100 km/h.

Non restano immuni dalla personalizzazione Mansory gli interni. Ai rivestimenti in Alcantara si mixa il carbonio forgiato, applicato sui pannelli porta, il volante, la cornice della strumentazione, fino a un pavimento lasciato a vista con elementi antiscivolo.

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