Volvo EX60, alta intelligenza

Nicola Desiderio
Pubblicato il 24 giugno 2026, 14:21
La scheda tecnica della EX60
A cominciare dalla sua nuova piattaforma SPA3 la cui parte posteriore della scocca è realizzata in alluminio riciclato al 50% con la tecnica mega casting: un solo pezzo che ne sostituisce oltre 100 riducendo il peso e aumentando la rigidità. Un prima per Volvo, così come lo è la batteria cell-to-body, ovvero senza moduli e con le celle prismatiche (al 30% di materiale riciclato) che hanno funzione portante rendendo la vettura più resistente alla torsione, più compatta e più densa di energia del 20%. A tal proposito, la piattaforma elettrica è a 800 Volt permettendo potenze di ricarica fino a 370 kW e con la possibilità di incamerare in 10 minuti energia per percorrere almeno 300 km grazie anche a sofisticate strategie di gestione termica. Ad ogni livello di potenza corrisponde una pezzatura di batteria: la versione P6 ha il motore sincrono posteriore da 275 kW (374 cv) e un accumulatore da 83 kWh (80 netti) per 620 km di autonomia; la P10 bimotore ha anteriormente un’unità asincrona aggiuntiva per una potenza totale di 375 kW (510 cv) e il suo serbatoio elettronico da 95 kWh (91 netti) permettono di percorrere 660 km; infine c’è la P12 da 500 kW (680 cv) e 790 Nm che brucia lo 0-100 km/h in 3”9 e con la batteria da 117 kWh (112 netti, con celle CATL invece che le Sunwoda delle altre due) promette 810 km. A tale efficienza concorrono, oltre all’aerodinamica, anche gli inverter al carburo di silicio. La EX60 ha dunque tanti muscoli, ma ancora di più cervello. Si chiama HuginCore e mette insieme potenti processori NVIDIA e Qualcomm per fare, insieme ad un software aggiornabile over-the-air, della svedese uno dei più avanzati software defined vehicle ad intelligenza artificiale. E questo non solo per l’interfaccia uomo-macchina (a parte parliamo di Gemini), ma anche per la sicurezza. Sfruttano infatti le reti neurali anche le cinture di sicurezza auto-adattive, in grado di aggiustare la loro azione in base al tipo di incidente e corporatura dell’occupante migliorando l’efficacia di un dispositivo che la stessa Volvo ha introdotto per prima nel 1959 contribuendo a salvare oltre un milione di vite.
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