Dichiarazione COP26 sull'auto, mancano le firme dei grandi

Dichiarazione COP26 sull'auto, mancano le firme dei grandi© COP26

Il quadro delineato con orizzonte 2035 e 2040 richiede una totale trasformazione, sulla quale la maggior parte delle grandi case automobilistiche non si è impegnata. Al pari di Stati come USA, Cina, Germania, nonché Italia

10 novembre

Dalla COP26 di Glasgow sono emerse tutte le visioni divergenti sugli impegni vincolanti da assumere per arginare la crisi climatica in atto e contenere lo scostamento dell'incremento della temperatura globale entro valori che siano meno devastanti nei loro effetti.

Visioni divergenti in materia di trasporto su gomma, circa la commercializzazione di auto e veicoli commerciali da trasformare in mezzi a zero emissioni entro il 2040 e su scala globale.

Le case auto firmatarie e chi si è astenuto

La Dichiarazione di Glasgow sulle auto e i furgoni a zero emissioni ha rappresentato le posizioni distanti tra Stati, case automobilistiche, grandi investitori. I principali obiettivi da realizzare, descritti dalla dichiarazione, guardano al 2035, anno entro il quale (un termine limite) sui principali mercati assumere l'impegno a vendere solo auto e van a zero emissioni; al 2040, invece, l'impegno su scala globale.

A sottoscrivere la dichiarazione e impegnarsi sull'obiettivo, sono state case automobilistiche come Ford, GM, Mercedes, Volvo, il Gruppo Jaguar Land Rover e i cinesi di BYD. Mancano le "firme" di grandi Gruppi, a totalizzare decine di milioni di veicoli prodotti ogni anno: Toyota, Volkswagen, Honda, Stellantis, Nissan, BMW, Hyundai. Se è vero che quasi tutti i costruttori hanno annunciato l'intenzione di produrre solo auto elettriche dal 2030, è anche vero che l'impegno in molti casi è circoscritto al mercato europeo, dove si va verso l'imposizione normativa delle proposte del piano Fit for 55. Altra cosa è parlare di mobilità a zero emissioni su scala globale. Che raggiunga anche zone dove le possibilità di ricarica sono inimmaginabili, dove manca l'accesso stesso all'energia elettrica per la popolazione.

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In discussione c'è una transizione che non è meramente tecnologica ma va considerata nella sua portata epocale e negli impatti socio-economici su un determinato modello di sviluppo.

Diess e la fattibilità reale

Dal fronte dei costruttori di auto, Herbert Diess, a.d. del Gruppo Volkswagen, ad Handelsblatt ha spiegato come l'eliminazione di auto a combustione interna entro il 2040 e su scala globale non sia fattibile. "Abbiamo bisogno di materie prime, nuovi giacimenti, un'economia circolare. La capacità delle batterie e la realizzazione di una rete con energia da fonti rinnovabili in Europa sarà il collo di bottiglia".

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Europa che ha fissato l'obiettivo della messa al bando dei veicoli non a zero emissioni - attualmente è la morte del motore termico - al 2035. Una posizione che non registra pari, considerato come Stati Uniti, Cina, Australia, non abbiano sottoscritto un corrispondente impegno vincolate. E della dichiarazione della COP26 non risultano firmatari, al pari della Germania, dove la posizione è stata giustificata come l'attesa circa i riscontri sullo sviluppo degli e-fuels e l'adozione sui motori termici.

Zero emissioni, oggi, è parlare dell'elettrico. In una visione distante poco meno di 20 anni potrebbe aprire ad altre strade, all'idrogeno non come fuel cell ma quale combustibile a zero emissioni (minime, quelle di parti d'olio combusto): vi sta lavorando Toyota. 

Gli Stati firmatari

Tra gli Stati firmatari della Dichiarazione figurano l'India, il Canada, i paesi nord-europei, il Regno Unito, Israele, per dirne alcuni. Poi, paesi quali Kenya, Rwanda, Ghana. Aree dell'Africa dove l'estrazione di terre rare per la produzione delle batterie costituisce il "nuovo petrolio". 

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Firmatari della Dichiarazione di Glasgow su auto e van a emissioni zero, anche città e  stati come quello di New York e della California, città italiane come Roma, Firenze e Bologna. Alle città si chiede la conversione totale della flotta di veicoli entro il 2035, agli operatori di mobilità in condivisione e società di flotte, la transizione entro il 2030. La dichiarazione va a impegnare anche investitori in grandi case automobilistiche e le istituzioni finanziarie. 

I passaggi della Dichiarazione

Una dichiarazione d'intenti, quella manifestata dalla Dichiarazione della COP26. "Insieme salutiamo le nuove opportunità di crescita pulita, lavori verdi e benefici sulla salute pubblica dal miglioramento della qualità dell'aria (...).

Collettivamente ci impegniamo a supportare una transizione globale, equilibrata e giusta, che non lasci indietro nessun Paese o comunità. Dove rappresentiamo mercati guida, lavoreremo a rafforzare la nostra offerta di supporto internazionale per paesi in via di sviluppo, mercati emergenti ed economie in transizione, compreso dove possibile mediante assistenza tecnica, finanziaria e capacità di costruzione (...).

Salutiamo impegni coraggiosi e politiche forti, accanto a più grandi livelli di investimenti in ricerca, produzione, fornitura, infrastruttura e, dove possibile, sviluppo dell'assistenza che saranno tutti elementi richiesti per rendere realtà una transizione globale accelerata (...).

Riconosciamo che accanto al passaggio ai veicoli a zero  emissioni, un futuro sostenibile per il trasporto su strada richiederà una più ampia trasformazione del sistema, compreso il supporto alla mobilità attiva, al trasporto pubblico e condiviso, così come risolvere gli impatti sull'intera catena di valore: dalla produzione del veicolo al suo utilizzo e rottamazione".

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