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Dazi USA sull'auto: componenti ed export, quanto aumenteranno i costi

Pubblicato il 15 aprile 2025, 16:19
È il momento delle trattative, dopo la messa in pausa dei dazi reciproci ma con i dazi specifici sul settore auto in vigore e con i primi, concreti, effetti apprezzabili. Se, da un lato, lo stock di veicoli già negli USA aiuterà alcune case a tamponare la domanda per poche settimane, non sono mancati gli annunci di brand che hanno deciso lo stop alle spedizioni di nuovi veicoli Oltreoceano per un mese.
La speranza è che sia un orizzonte sufficiente a chiarire le prossime mosse dell’amministrazione Trump. I colloqui tra USA e Unione Europea proseguono e sono condotti dal Commissario al Commercio Sefcovic, con la proposta sul tavolo di dazi reciproci a zero sulla produzione industriale e un’apertura degli scambi commerciali tra Europa e Stati Uniti. In realtà c'è ben altro in gioco, che spazia dagli acquisti della UE sul gas naturale liquefatto (da trattare con i rigassificatori dopo la spedizione via nave) al tema della spesa in armi.
Costi della produzione auto in crescita, ma di quanto?
Secondo gli analisti di Boston Consultino Group, stanti i dazi al 25% sull’importazione di auto fuori dagli USA e, dal 3 maggio, l’applicazione del 25% su specifici componenti, la stessa produzione di auto negli Stati Uniti è destinata a risentire un aumento dei costi.
Le forchette percentuali delle stime degli analisti sono molto ampie e i fattori da prendere in esame molteplici. La produzione di un motore, ad esempio, potrebbe subire un incremento di costo tra il 27,5% e il 72,5%. Quanto alle portiere - realizzate nei reparti carrozzeria dei siti produttivi -, a seconda della catena di approvvigionamento di acciaio e alluminio, ecco che l’oscillazione degli aumenti di costo è stimata tra un +7,5% e il +52,5%.
Case auto in attesa
“L’incertezza è totale, tutte le case hanno creato war room di alto livello per analizzare i vari scenari possibili”, spiega al Corriere della Sera Davide Di Domenico, managing director e senior partner Boston Consultino Group. “Prima di prendere una decisione sulle contromisure, però, si attende di capire se ci saranno rinvii o modifiche anche per i dazi sulle vetture e sulla componentistica importata negli Stati Uniti. Nel frattempo gli investimenti sono fermi, perché non si può programmare un aumento della capacità produttiva negli USA mentre il quadro normativo di riferimento cambia di ora in ora. Né è chiaro come un Paese con una disoccupazione molto bassa potrà fornire la manodopera necessaria ad aumentare la manifattura locale di veicoli e componenti”.
I dazi visti dal sindacato USA
Un punto quest’ultimo sul quale il sindacato dei lavoratori nel settore auto, la UAW - Union Auto Workers, ha sostenuto le politiche commerciali di Trump e i dazi al settore auto. “Questi dazi sono un passo importante nella giusta direzione per i lavoratori dell'auto e per le comunità di operai in tutto il Paese. Ora spetta alle case automobilistiche, dalle Big Three alla Volkswagen e oltre, riportare negli Stati Uniti buoni posti di lavoro sindacali.
Grazie a questi dazi, migliaia di posti di lavoro ben retribuiti potrebbero essere riportati nelle comunità operaie degli Stati Uniti nel giro di pochi mesi, semplicemente aggiungendo ulteriori turni o linee in una serie di stabilimenti automobilistici sottoutilizzati. In questo momento, migliaia di lavoratori dell'auto sono in cassa integrazione alla Ford, alla General Motors e alla Stellantis, in seguito alle recenti decisioni dei dirigenti di spedire i posti di lavoro in Messico”, le parole del presidente Shawn Fain.
A rischio le vendite di un milione di auto
A dazi in vigore, l’aumento dei costi per le case auto potrebbe attestarsi a 140 miliardi di dollari, su un volume complessivo di affari pari a 740 miliardi di dollari, tanto valgono le vendite di auto nuove ogni anno negli USA.
Secondo Di Domenico, “questi fattori porteranno a un aumento dei prezzi significativo delle auto e a una contrazione delle vendite negli Stati Uniti.
Alle condizioni attuali, stimiamo in circa un milione di unità all’anno. Probabilmente, ci sarà anche un calo dei margini per le case perché dovranno investire molto per localizzare la produzione e la filiera in America: l’impatto sarà più forte sui costruttori e fornitori di componentistica asiatici ed europei, mentre le aziende americane potrebbero avere un vantaggio competitivo se riusciranno a risolvere il rebus delle forniture domestiche”.
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