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Auto elettrica e obiettivi sulle emissioni, Acea: l'Europa adegui le regole alla realtà

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 10 settembre 2025, 15:20
È il tempo delle aperture (e delle concessioni) nel discutere il percorso voluto dalla politica europea per l’industria dell’auto verso il 2035: emissioni zero, così decise la prima Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. L’appuntamento è fissato al 12 settembre, quando al tavolo del Dialogo strategico sull’automotive si confronteranno i rappresentanti della Commissione europea, l’industria dell’auto e i portatori di interesse del ramo green.
C’è molto da mettere in discussione, al di là del piano europeo per una e-car, ovvero, favorire la produzione di veicoli leggeri, piccoli, economici, fatti in Europa.
Acea, rivedere gli obiettivi sulla base della realtà
A sottolineare i temi che richiedono un intervento concreto è l’Acea, associazione europea dei costruttori di auto. Con l’industria e gli Stati membri va riesaminato il Fit for 55 e la stessa idea di una mobilità, dal 2035, esclusivamente elettrica. Ci saranno aperture improntate alla neutralità tecnologica, in che misura? Le soluzioni tecniche per ridurre le emissioni e rinnovare il parco auto circolante (12,5 anni l’età media rilevata nel 2023 in Europa) esistono e spaziano dalle varie forme di ibrido fino alle elettriche con range extender. Sarà da misurare il grado di apertura che intenderà concedere la politica europea, al tempo stesso sarà il livello di mettere in discussione le scelte del recente passato.
"L'incontro del 12 dovrebbe dare il via a un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione del trasporto su strada, al fine di raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi”, dichiara la direttrice dell’Acea, Sigrid De Vries.
“La rigida normativa sulle emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni deve essere adeguata alla realtà. Per avere successo è necessario realizzare tutte le priorità fondamentali dell'UE: sicurezza economica, competitività industriale e un quadro normativo che renda i veicoli a emissioni zero la scelta ovvia per i cittadini e le imprese in tutti i segmenti. L'una non può esistere senza l’altra”.
Diffusione dell'elettrico a rilento, infrastruttura e incentivi
L’associazione chiede che per il settore auto, quello dei veicoli commerciali leggeri e quello dei mezzi pesanti vengano definiti percorsi e politiche separate. Rivedere gli obiettivi sul taglio delle emissioni nel 2030 e nel 2035 alla luce di una diffusione dell’elettrico che tra gennaio e luglio non è andata oltre il 15,6% di quota di mercato in Europa. Il tutto mentre su strada mancano 3 milioni di vetture rispetto ai volumi pre-Covid. Non va meglio, anzi, lo scenario dell’elettrificazione dei veicoli commerciali, con una quota di mercato di appena l’8,5%.
Ripensare le tappe della decarbonizzazione dell’industria dell’auto, aprendo ad altre tipologie di motorizzazione verso il 2035 e oltre, mentre in parallelo, per supportare l’elettrico, l’Acea sottolinea la necessità di sviluppare l’infrastruttura di ricarica e “stimolare il mercato”. Una richiesta che sa di incentivi all’acquisto di auto elettriche.
Obiettivi - ridurre le emissioni e sviluppare la domanda - che non possono prescindere dalle condizioni di partenza sulla produzione delle auto elettriche, a cominciare dall’approvvigionamento e dei costi legati alla fornitura delle batterie, saldamente in mano alle multinazionali asiatiche e, in particolare, cinesi.
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