Temi caldi
Auto sempre più care e futuro elettrico in ritardo: la mobilità italiana ha perso la strada

Luca Talotta
Pubblicato il 5 maggio 2026, 17:13 (Aggiornato il 6 mag 2026 alle 10:14)
L'auto elettrica cresce, ma solo dove ci sono i soldi (e gli incentivi)
Sulla transizione all'elettrico, lo studio smonta un'altra narrativa consolidata: quella di una curva di adozione inarrestabile e omogenea. La realtà è molto più frammentata.
In Italia, nel 2025 le auto completamente elettriche (BEV) rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni totali — una quota modesta, distribuita in modo abbastanza uniforme sul territorio. Nel primo trimestre del 2026, qualcosa sembra cambiato: la quota combinata di BEV e PHEV è salita all'8% nazionale, con il Sud che ha registrato un vero e proprio balzo fino al 15,4%, sfiorando il 20% nel canale privati.
Un exploit che, però, si sgonfia a un'analisi più ravvicinata. Circa la metà di quella crescita meridionale è riconducibile a un singolo brand e a una campagna straordinaria su una citycar elettrica offerta a meno di 5.000 euro, resa possibile dalla combinazione di incentivi statali e promozioni temporanee. Al netto di quell'effetto-sconto, la penetrazione dell'elettrico torna ai valori storici abituali. Non è domanda matura: è risposta a un'offerta eccezionale.
A livello europeo, gli analisti hanno ormai rivisto le aspettative: il target del 100% di auto elettriche entro il 2035 — già messo in discussione da diversi governi — si confronta con previsioni che vedono le BEV assestarsi intorno al 30% del mercato al 2030. E la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l'80%: l'elettrico, più che una scelta culturale o ambientale, è ancora una scelta economica riservata a chi può permettersela.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading

