Il Made in Italy che piace alla Formula 1, UFI a bordo di tutte le vetture

La multinazionale mantovana rafforza il proprio ruolo nel motorsport: filtrazione avanzata, ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico tra pista e auto di serie
Il Made in Italy che piace alla Formula 1, UFI a bordo di tutte le vetture

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 8 maggio 2026, 17:05 (Aggiornato il 8 maggio 2026, 15:34)

Non solo Formula 1: la presenza globale di UFI

L’impegno di UFI nel motorsport non si ferma alla Formula 1. Le sue tecnologie vengono impiegate anche in Formula 2, Formula 3, IndyCar, WEC, IMSA, DTM e Dakar, oltre che nel Motomondiale con MotoGP, Moto2 e Moto3.

Una presenza trasversale che rafforza ulteriormente il know-how dell’azienda e consente di sviluppare competenze applicabili anche alla mobilità del futuro, inclusi i sistemi per l’idrogeno verde e le tecnologie dedicate all’elettrificazione.

Fondata nel 1971, UFI conta oggi oltre 4.300 professionisti distribuiti in 21 Paesi, con 22 siti produttivi e 57 uffici commerciali nel mondo. Il gruppo reinveste circa il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo e dichiara che l’80% dei nuovi progetti è focalizzato sulle tecnologie green.  

In un’epoca in cui l’automotive viene spesso osservato soltanto dal punto di vista normativo o commerciale, il motorsport continua invece a dimostrare come la competizione possa rappresentare un acceleratore tecnologico fondamentale. E il fatto che tutti gli 11 team di Formula 1 abbiano scelto un’azienda italiana per un settore tanto delicato conferma il valore strategico della filiera industriale nazionale.

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