Veicoli fuori uso, la rivoluzione che cambia il destino dell’auto

Il nuovo regolamento europeo sugli ELV porta al centro riciclo, ricambi usati e tracciabilità
Veicoli fuori uso, la rivoluzione che cambia il destino dell’auto

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 23 giugno 2026, 16:28

Il ruolo dei demolitori diventa più centrale

Nel nuovo scenario, il demolitore non è più semplicemente chi ritira un’auto e la manda alla pressa. Diventa un operatore industriale che deve mettere il veicolo in sicurezza, bonificare fluidi e batterie, separare materiali, verificare i componenti e gestire la documentazione.

Lorella Volpato, vicepresidente di ADA – Associazione Demolitori Automotive e CEO di Autodemolizioni Volpato, ha ricordato che il settore è già in grado di superare il target dell’85% di reimpiego e riciclo calcolato sul peso dei veicoli trattati. «Il fine vita del veicolo non è l’ultima tappa della filiera: è il punto da cui riparte il valore».

Il punto è decisivo perché senza una rete di impianti qualificati non esiste economia circolare credibile. Non basta recuperare un pezzo: bisogna sapere da quale veicolo proviene, in quali condizioni è stato estratto e se può tornare sul mercato in sicurezza.

Ricambi usati, perché possono diventare una scelta concreta

Il tema riguarda da vicino anche gli automobilisti. In Italia il parco circolante continua a essere anziano e molte auto restano in strada per oltre dieci anni. In questi casi il ricambio originale nuovo può avere un costo elevato, soprattutto quando si parla di carrozzeria, fari, componenti meccanici o parti elettroniche.

I ricambi provenienti dall’economia circolare possono offrire un’alternativa concreta. Manuela Crippa, Head of Circular Economy Global Commercial and Marketing Development di Stellantis-SUSTAINera, ha sottolineato che i componenti recuperati possono portare un risparmio fino al 70% rispetto a un ricambio nuovo, affiancando convenienza economica e sostenibilità.

«La fine di un veicolo non coincide con la fine del suo valore: è l’inizio di un nuovo ciclo», ha osservato Crippa.

La condizione è che il pezzo venga recuperato e venduto all’interno di una filiera seria. Un ricambio usato non può essere considerato automaticamente equivalente a uno nuovo: deve essere identificato, verificato e compatibile con il veicolo su cui verrà montato.

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