Veicoli fuori uso, la rivoluzione che cambia il destino dell’auto

Luca Talotta
Pubblicato il 23 giugno 2026, 16:28
Officine e automobilisti, la fiducia è decisiva
La transizione circolare non si gioca soltanto nei centri di demolizione o nei reparti di progettazione delle Case auto. Passa anche dalle officine, chiamate a proporre soluzioni alternative al ricambio nuovo, e dalla disponibilità degli automobilisti ad accettarle.
Durante l’incontro, GiPA Italia ha presentato dati raccolti in Francia, uno dei mercati più avanti su questi temi. L’81% dei riparatori dichiara di conoscere il concetto di ricambi dell’economia circolare, il 78% afferma di essere informato sulla normativa e il 96% considera queste soluzioni utili quando il componente nuovo non è disponibile. L’85% degli automobilisti, secondo l’osservatorio, reagisce positivamente alla proposta di un ricambio circolare.
«La transizione circolare funziona davvero quando crea fiducia: nei riparatori, negli automobilisti e nel mercato», hanno spiegato Rosaria Amodio e Romain Gougeon di GiPA Italia.
Senza dati e tracciabilità non c’è filiera
Il recupero dei veicoli fuori uso richiede processi industriali rigidi. Ogni fase deve essere documentata: dalla presa in carico dell’auto alla bonifica dei liquidi, dalla gestione delle batterie fino alla destinazione finale di componenti e materiali.
Daniele Bresolin, amministratore delegato e socio fondatore di Bresolin Spa, ha sintetizzato così il tema: «Per trasformare il rottame in risorsa servono regole rigide e processi digitali e controllati».
La digitalizzazione serve a evitare scorciatoie e a distinguere gli operatori regolari da chi lavora fuori dalle norme. È un aspetto che protegge la sicurezza degli automobilisti, ma anche il valore delle imprese che investono in impianti, personale specializzato e procedure certificate.
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