Accise, il taglio scade il 22 maggio. Giorgetti apre alla proroga: gli scenari

Il nodo delle coperture è centrale per estendere lo sconto su benzina e diesel. Chiesta all'Europa la flessibilità finanziaria far fronte alla crisi energetica
Accise, il taglio scade il 22 maggio. Giorgetti apre alla proroga: gli scenari
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Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 19 maggio 2026, 15:53

Quando lo scorso 30 aprile venne annunciato il prolungamento del taglio delle accise su benzina e diesel, in modo differente e con la riduzione dei 24,4 centesimi di euro confermata sul diesel ma non sulla benzina (rimodulata a 6,1 centesimi), la premier Meloni, guardando al futuro del tema caro carburanti sottolineava come non si potesse impegnare e promettere un taglio strutturale delle accise.

Venti giorni più tardi, con il provvedimento in scadenza il prossimo 22 maggio, è il momento di leggere le mosse del governo per provare a rinnovare un taglio delle accise che resta fondamentale. Le quotazioni del petrolio restano su valori alti, il Brent stabilmente sui 110 dollari/barile e i prezzi dei carburanti alla pompa vedono, di fatto, benzina e diesel allineati sulla soglia dei 2 euro/litro (benzina in media a 1,94 euro/litro sulla rete stradale, in modalità self service, diesel a 1,97 euro/litro). Sullo sfondo permane un contesto della guerra in Iran dalla tregua fragilissima e senza chiari segnali di un superamento del conflitto nel brevissimo termine.

Il problema delle coperture finanziarie

Rinnovare il taglio delle accise, una direzione che il ministro dell'Economia, Giorgetti, ha anticipato dopo l'incontro del G7 Finanze a Parigi, richiede le necessarie coperture finanziarie, dopo una spesa che è costata 417 milioni di euro con il primo provvedimento deliberato il 18 marzo scorso e 150 milioni per coprire il taglio in vigore a maggio, fino al 22.

Su queste premesse, nei giorni scorsi la presidente del Consiglio ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, sottolineando la necessità di concedere una flessibilità finanziaria ai Paesi membri per rispondere alla crisi energetica in atto. Una flessibilità sotto forma di attivazione della clausola National Escape, riconosciuta per le spese militari e dal valore fino all’1,5% del PIL.

“(…) dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea. E, in particolare, che lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche”, si legge nella lettera inviata a Ursula von der Leyen.

Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale”.

Le misure in discussione venerdì

Da parte dell'esecutivo c'è l'impegno a estendere il taglio, con il caro carburanti che impatta sulla mobilità personale e sul settore dell'autotrasporto che, a cascata, finisce per innescare un rischio inflazione. "Venerdì sera è previsto un Consiglio dei ministri in cui saranno presi dei provvedimenti, sicuramente sull'autotrasporto, sul trasporto pubblico locale, cioè i settori impattati", ha anticipato Giorgetti, sottolineando come non sia solo la flessibilità concessa dall'Europa l'unica leva per finanziare il taglio delle accise.

"Ci sono tante vie per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte. Ci stiamo lavorando, è una cosa complessa, credo che non ci siano pregiudizi, c’è la consapevolezza della situazione eccezionale, dopo di che ci sono varie forme, varie modalità, varie possibilità, le stiamo esplorando tutte". Il ministro dell'Economia ha aggiunto come in Europa le sensibilità degli Stati membri siano molto diverse tra loro sul tema, "tutti sono preoccupati, ma sono preoccupati a modo loro, perché ciascuno ha situazioni differenti", richiamando le differenze di Paesi come Francia e Germania sul debito pubblico rispetto all'Italia, che "ha un 'piccolo' problema, che è un debito ereditato molto elevato e con il rischio concreto di rialzare i tassi di interesse. Dobbiamo essere molto prudenti e responsabili nel muoverci e nel decidere".

Europa sorda: prima i conti in ordine

La stessa replica del portavoce della presidente della Commissione, Olof Gill, non ha al momento concesso grandi aperture sul tema National Escape Clause: "La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Naturalmente osserviamo l'evoluzione della situazione".

La posizione dell’Europa su misure di supporto ai privati e a determinati settori industriali, per fronteggiare il caro carburanti, si è già distinta lo scorso 22 aprile sottolineando come le misure debbano essere “coerenti con gli impegni assunti dagli Stati membri nell’ambito del quadro di bilancio dell’UE”, oltre a essere strettamente limitate nella loro applicazione temporale.

Dovesse venire meno dal prossimo 23 maggio il taglio delle accise in essere, i prezzi della benzina andrebbero a toccare i 2 euro/litro, quelli del diesel i 2,21 euro/litro. Uno scenario preoccupante per i costi della mobilità personale e in un quadro più ampio di inflazione, direttamente sul carrello della spesa per i maggiori costi da sostenere per il trasporto su gomma.

 

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